Ebbene sì.
Ciò che è prevedibile anche solo timidamente poi, quando si rivela, a volte diventa di una ovvietà che sminuisce la pomposità della previsione.
Non ci voleva poi molto a capire che chi soffre di un disturbo della personalità e lo sfoga in politica prima o poi danneggia la compagine di cui fa parte. Ma avviene, avviene eccome, in tutti i giorni, in ogni parte d’Italia.
Il principale problema delle orde vendettiste che si affacciano sul panorama politico italiano è sostanzialmente questo: non sono in grado di sopportare le conseguenze delle loro azioni.
Come tutti i vili, quando infieriscono su chi è in posizione subalterna alzano la voce e gonfiano il petto, ma quando l’odio che seminano gli si ritorce contro sotto varie forme gridano al complotto, all’ingiustizia, inveiscono contro le forze del Male che hanno osato mettere in discussione la loro missione salvifica.
Così come è venuto fuori Trump in America, anche nell’altro emisfero dell’orbe terracqueo si nota visibilmente l’emersione delle pance represse, delle frustrazioni mutate in invidia sociale e poi in rivalsa di massa, con tutto il suo corredo di terminologie e riti semi-esoterici per ingraziarsi il Dio protettore dei mediocri.
Un tempo i fallimenti venivano puniti dalla Storia con la decadenza e le deposizione dei tiranni.
Oggi invece i tiranni spartiscono la loro tirannia con la moltitudine dei loro sostenitori, coinvolgendoli quindi in prima persona nella battaglia contro le forze che cercano di privare i tiranni della loro folle supremazia.
Ogni singolo adepto di questi coacervi di “odio necessario alla purificazione” si sente investito della missione consistente nella sopraffazione dell’altro, e divide col tiranno da cui dipende onori e oneri. Questi ultimi però sono tollerabili dal singolo adepto fino ad una certa soglia, quella ineffabile ed inossidabile dell’interesse personale, che con sempre maggiore fantasia viene ammantato di purezza nascondendolo dietro alla missione redentrice con cui vengono sdoganate le peggiori nefandezze.
Superata la soglia di pericolosità per l’interesse personale, l’adepto neo-purificatore cambia casacca, mollando al suo destino il tiranno e i suoi progetti, certo di essere approdato ad una condizione che limiterà i danni della vecchia militanza: quella del convertito al nemico, il rinnegato che, nascosto dietro allo striscione con su scritto “solo i cretini non cambiano mai idea” autocertifica la sua cretinità continuando a vita a portare sempre lo stesso striscione.
Ma non diteglielo.
Potrebbe avere una crisi e scambiarvi per emissari del Fronte del Male inviati a confondere le idee.
mercoledì 7 dicembre 2016
domenica 11 settembre 2016
ROMA CAPOCCHIA
Ok, dai, vi ammorbo pure io col mio parere sul caso Raggi, tanto è domenica pomeriggio, non avete un cazzo da fare (a meno che non lavoriate in un outlet o centro commerciale o ipermegaultramultisalacentroacquisti o negozietto di provincia irriducibilmente votato al servizio) e quindi due minuti o anche meno potete perderli.
Dicevo, il caso Raggi.
Io non so se la sindaca sia o meno in grado di assolvere al suo compito, semplicemente perché il suo compito non glielo hanno fatto ancora assolvere.
Per capirci meglio: i Romani, notare la maiuscola, che sta ad indicare un popolo, dicevo i Romani eleggono sindaca una avvocata, che si chiama Virginia Raggi.
A parte che da questo momento rinuncio alle espressioni boldrinate perché suonano malissimo (sindaca avvocata generala colonnella …. per favore no, roba da venire sbranati dai Treccani), tornando a noi mi chiedo: ma perché quell’avvocato deve sottostare alle decisioni-diktat-consigli amichevoli di un direttorio espressione di un’azienda che sta a cinquecento km di distanza?
La Raggi aveva pescato dei collaboratori come assessori tra persone che, ognuno per la sua materia, avevano una competenza molto specifica. E siccome, come dice la vulgata ribellista, l’Italia intera è governata da decenni da vecchi marpioni maneggioni ammanicati tra loro è chiaro che se scegli un esperto lo ritrovi agganciato ai giri di cui sopra. La differenza è che a partire da quel momento ti assumi l’onere di sorvegliare l’operato di quell’esperto-ammanicato-empio ecc. ecc. , praticamente metti la sua esperienza al servizio di ideali più improntati alla legalità.
Sinceramente io non esiterei ad assegnare l’ipotetica cattedra di Comunicazione Sintetica Tramite Pizzini a Totò Riina, trovatemene un altro più esperto. Come non esiterei a chiamare il comandante Schettino se dovessi istituire un Corso di Gestione del panico in situazione di emergenza. Ah, mi dicono dalla regia che questa idea mi è stata già rubata dalla Sapienza di Roma, chiedo scusa, come non detto, non vorrei incorrere in problemi di copyright.
In sintesi, il concetto di fondo è: fatele scegliere chi cavolo le pare, vediamo come se la cavano.
Invece no.
La jihad inquisitrice non ammette eccezioni o morbidezze.
E quindi la Raggi si ritrova a fare una gara di gimkana a tempo con il copilota seduto a fianco che tira il freno a mano di continuo.
Una gomitata sul setto nasale a ‘sto punto non guasterebbe.
Ma cerchiamo di essere pacifisti, e vediamo come finisce questa sagra del fuoco amico.
Forza Virgy, e ricorda che la targa SCV sta a significare So Cazzi Vostri.
Dicevo, il caso Raggi.
Io non so se la sindaca sia o meno in grado di assolvere al suo compito, semplicemente perché il suo compito non glielo hanno fatto ancora assolvere.
Per capirci meglio: i Romani, notare la maiuscola, che sta ad indicare un popolo, dicevo i Romani eleggono sindaca una avvocata, che si chiama Virginia Raggi.
A parte che da questo momento rinuncio alle espressioni boldrinate perché suonano malissimo (sindaca avvocata generala colonnella …. per favore no, roba da venire sbranati dai Treccani), tornando a noi mi chiedo: ma perché quell’avvocato deve sottostare alle decisioni-diktat-consigli amichevoli di un direttorio espressione di un’azienda che sta a cinquecento km di distanza?
La Raggi aveva pescato dei collaboratori come assessori tra persone che, ognuno per la sua materia, avevano una competenza molto specifica. E siccome, come dice la vulgata ribellista, l’Italia intera è governata da decenni da vecchi marpioni maneggioni ammanicati tra loro è chiaro che se scegli un esperto lo ritrovi agganciato ai giri di cui sopra. La differenza è che a partire da quel momento ti assumi l’onere di sorvegliare l’operato di quell’esperto-ammanicato-empio ecc. ecc. , praticamente metti la sua esperienza al servizio di ideali più improntati alla legalità.
Sinceramente io non esiterei ad assegnare l’ipotetica cattedra di Comunicazione Sintetica Tramite Pizzini a Totò Riina, trovatemene un altro più esperto. Come non esiterei a chiamare il comandante Schettino se dovessi istituire un Corso di Gestione del panico in situazione di emergenza. Ah, mi dicono dalla regia che questa idea mi è stata già rubata dalla Sapienza di Roma, chiedo scusa, come non detto, non vorrei incorrere in problemi di copyright.
In sintesi, il concetto di fondo è: fatele scegliere chi cavolo le pare, vediamo come se la cavano.
Invece no.
La jihad inquisitrice non ammette eccezioni o morbidezze.
E quindi la Raggi si ritrova a fare una gara di gimkana a tempo con il copilota seduto a fianco che tira il freno a mano di continuo.
Una gomitata sul setto nasale a ‘sto punto non guasterebbe.
Ma cerchiamo di essere pacifisti, e vediamo come finisce questa sagra del fuoco amico.
Forza Virgy, e ricorda che la targa SCV sta a significare So Cazzi Vostri.
sabato 3 settembre 2016
CROLLING STONES
Il vespaio di polemiche e applausi suscitato da una vignetta della rivista francese Charlie Hebdo sul recente terremoto di Amatrice sta tenendo banco.
Stiamo ai fatti, al nero su bianco, alla penna su carta.
La vignetta è composta da tre figure, un uomo malconcio e sanguinante, una donna altrettanto malconcia e un sandwich multipiano di solai in cemento con ripieno di morti schiacciati.
Ad ognuno dei tre elementi è associato il nome di un primo piatto, si va dalle penne alla salsa di pomodoro alle penne gratinate per finire, appunto, con la lasagna di solai e cadaveri.
Col valido contributo esplicativo delle migliori menti italiche, i francesi lanciano una seconda vignetta nel pomeriggio, dopo le polemiche della mattinata, piegandosi al pietoso ruolo di chi deve spiegare una vignetta facendone un’altra più chiara.
Nella seconda vignetta si evita, a questo punto direi vigliaccamente per un baluardo di libertà, di ridisegnare membra sanguinanti affioranti da macerie e si sostituisce con una figura centrale, un ferito che spiega “non è Charlie Hebdo che ha costruito le vostre case, ma la mafia”.
Il personaggio disegnato che pronuncia questa frase è egli stesso un reduce da un terremoto, ed esprime questo monito risollevandosi dalle macerie. Quindi chi è stato additato come carnefice si disegna come vittima, vittima del terremoto di reazioni di chi non aveva capito la vignetta, immagino.
Intendiamoci, il fatto stesso che si sia stati costretti a lanciare una seconda vignetta per mettere le mani avanti la dice lunga sull’eroismo dei soggetti in questione, se sei un satiro serio ed eroico non spieghi, te ne freghi delle reazioni, non guardi in faccia a nessuno, ma torniamo a noi.
Sintesi: Pasta + mafia + baffi neri del primo personaggio raffigurato nella vignetta, ci mancava il mandolino e gli toccava versare qualcosina di SIAE agli autori del film “Fantozzi”.
Scherzi a parte, il fatto è che, al cospetto di cotanto sottilissimo ironizzare d’oltralpe sulla qualità dei calcestruzzi italici, l’intiera schiera degli internettuali ha reagito da par suo: rincarando la dose sull’autofustigazione e l’attacco alla kasta, e quindi percuotendosi con rami di betulla si è erta (?) a baluardo della libertà di satira e ha fatto passare una robetta da postcena con coma etilico in un’osteria marsigliese come un trattato di tecnologia delle costruzioni & procedura penale. Così, con un disegnino.
Ma pensa. Geniale.
"Hanno raffigurato il magna magna italico, hanno fatto bene, anzi, ci stanno facendo un favore, ci stanno aprendo gli occhi su cose che già sappiamo ma dobbiamo sapere meglio, vergogna, pensiamo alla corruzione piuttosto, ai soldi rubati, e allora il PD? E le foibe? Ecc. ecc." .
Il problema è che con la satira estrema ti puoi permettere di non avere idee perché tanto se fai sensazione l’idea ce la mettono gli altri.
Disegni la cosa più scadente e/o aberrante che ti viene in mente sapendo già che ci sarà qualcuno che la nobiliterà, semplicemente perché “è satira”.
Una sorta di scudo spaziale.
Ma ve l’immaginate se nella vita di tutti i giorni incontraste gente che esercita la libertà di satira come reagireste? “Ehi tu, guarda quel fanciullo abusato, hai idea di come caga bene adesso?”. Mi piace pensare che voi, di fronte ad una cosa del genere, cari internettuali satirici, ci leggiate una critica al putridume che c’è nella Chiesa che copre i pedofili, anche se il prete nel discorso non è minimamente citato (così come nella vignetta incriminata la longa manus della mafia o della politica NON è nemmeno accennata). E immagino abbraccereste il simpaticone complimentandovi per la sofisticatissima metafora.
Mettiamola così: la satira estrema facendosi vittima di censure e critiche in realtà si blinda la possibilità di poter fare tutto quello che vuole. Alla satira estrema è concesso tutto, anche di superare i limiti del ricorso allo scabroso, anche di percorrere ogni scorciatoia più bieca per creare una reazione. L’idolatrare un certo modo di violare i limiti è in realtà un tristissimo modo per sfogare il proprio bisogno di libertà repressa, è il parlare senza bisogno di tenere il cervello inserito, è l’ossessione per l’esibire cinismo come segno di forza e di capacità di ribellione.
Chi ha idee non ha bisogno di scorciatoie per dire qualcosa, chi ha idee può permettersi il lusso dell’empatia nel disegnare anche la cosa più scomoda.
Ma ha meno appeal dei bastardi che, evidentemente, sotto sotto covano mentalmente anche nella più amorevole creatura che posta amore pace e solidarietà su facebook.
Con l’avvento della rete la viralità delle provocazioni è centuplicata, e il numero di persone che possono sentirsi ferite o infastidite aumenta a dismisura. Di conseguenza dopo una furbata del genere è immaginabile che svariati milioni di persone abbiano sommessamente desiderato che l’autore provasse il loro stesso dolore, e che accoglierebbero con molta meno solidarietà un eventuale e malaugurato bis dell’attentato a quella redazione.
Ma quella di immedesimarsi nell’altro è una mania che limita le scorciatoie percorribili, e soprattutto è la negazione della satira. Che non guarda in faccia a nessuno. Per questo evita gli specchi.
p.s.: e basta con sto mandolino.
https://www.youtube.com/watch?v=YWh1SqZB_m0
sabato 28 maggio 2016
MUSSOLINK
Va bene.
Siccome ormai cani e porci dicono la propria opinione sulla incombente riforma della Costituzione - da convalidare tramite referendum non vincolato a quorum - dico anch’io la mia, dato che all’occorrenza abbaio e grugnisco con una certa classe, noblesse oblige.
Al momento funziona così: una certa proposta di legge viene votata alla Camera, il testo quindi passa al Senato che gli fa delle modifiche, quindi il testo torna alla Camera per una nuova votazione, e insomma il Potere Legislativo, che spetta alle Camere, prima di esprimere cosa cazzo vuole fare deve cercare di mettersi d’accordo tra due aule.
La prima è composta da 630 deputati, la seconda camera invece ospita 315 senatori, e la proposta dilagante è: ridurre il numero di parlamentari.
945 decisori sono decisamente troppi, quindi meglio togliere la camera più piccola, perché le demolizioni si iniziano dal tetto, che occupa una superficie minoritaria rispetto alla somma delle superfici dei muri.
Quindi via il Senato. O meglio: via gli stipendi dei senatori, perché la seconda camera resta, ma trasformata in camera di rappresentanza delle regioni, alle quali viene lasciato diritto di veto su varie amenità teologicamente europeiste ma non su ciò che le riguarda davvero da vicino, essendo le competenze territoriali scavalcate, in caso di necessità, guarda un po’, proprio dall’esecutivo, e cioè dal governo.
Togli i senatori e ci metti presidenti di regioni e sindaci che possono dire di avere voce in capitolo a Roma ma poi non sono in grado di impedire che il Governo possa disporre come meglio crede della palazzina in cui vivono, in pratica il senso è questo.
“Tesoro, oggi in votazione ho ottenuto la possibilità di verniciare la facciata color fucsia, non sei contenta?”
“Amore, allora sbrigati perché hanno deciso di demolirci casa entro un mese.”
Più o meno il senso è questo.
Va però detto che al su citato Senato zoppo viene lasciata la possibilità di pronunciarsi in materia di adempimento alle direttive del Reichstag della UE, e sono soddisfazioni.
Alla Camera dei Deputati, rimasta praticamente sola a rappresentare il potere legislativo, “spetta la deliberazione dello stato di guerra, l'emanazione di provvedimenti di indulto e amnistia e la ratifica di trattati internazionali ……. oltre alla “facoltà di autorizzare o meno la persecuzione da parte dell'autorità giurisdizionale ordinaria dei reati ministeriali.”
Sono decenni che si cerca di riformare il bicameralismo e ora che si è giunti al primo passo ci si rende conto che inventarsi una alternativa altrettanto democratica è impossibile.
Democrazia vera significa paralisi, lo so, è brutto da dire, ma se si assiste ad una riunione condominiale e ci si fa un’idea della conflittualità che sterilizza le decisioni si può capire quanto delicata, e quindi immutabile, sia la situazione delineatasi con l’entrata in vigore della Costituzione.
Nella situazione da stadio in cui ci troviamo adesso, con curve contrapposte e lanci di oggetti costituenti sul terreno di gioco, nessuna decisione è equilibrata perché il clima in cui ci troviamo è purtroppo esageratamente diverso dalla coesione post-liberazione del '45 che rendeva più facile il costruire da zero.
Nessuno dei contendenti in campo ha intenzione di lasciare immutata la Costituzione, e blandendola con il tormentone di “Costituzione più bella del mondo” cercano di sedurla coi complimenti per poi prendersi le parti che più interessano. Vecchia storia.
La riflessione non è equilibrata perché non serena, non intellettualmente onesta, e questo anche perché il modo con cui ci siamo infilati in un sistema feudal-fascistico ha del clamoroso.
Per capirci: mi sta bene se mi fate i riformisti modernizzatori evolutori in presenza di una lievissima, impercettibile, eterea rimembranza di antichissimi totalitarismi, mi sta bene se ci si comporta così in presenza di misere spoglie di fascismo, in assenza di pericolo di ritorno all’uomo solo al comando, mi sta bene se fate sto discorso in presenza di un sistema ormai ben collaudato per non cadere in facili tentazioni draconiane e ormai lontano da ogni rigurgito di quel fascismo che fu lo spauracchio da esorcizzare in fase di stesura della Costituzione.
Ma.
Ma.
Ma siccome siamo esattamente in quella fattispecie, e cioè siamo in un misto di rigurgito medieval-fascista-inquisitorio-ghigliottuso, se a questo ci aggiungi il combinato con l’Italicum modello “asso pigliatutto” allora stiamo apprestandoci a inventare il primo cocktail energizzante a base di ebola.
Le derive branchiste, da branco - perché chiamarle populiste è un eufemismo - sono proprio loro il principale motivo per impedire qualunque modifica all’attuale testo costituzionale.
Siamo in un revival continuo, e come Carlo Conti rievoca Nilla Pizzi succede che lo sbarbatello tutto FabriFibra e Fedez inneggi contemporaneamente alla forca, alla gogna, alla imposizione di un potere basato sulla vendetta senza lume di ragione.
Non se ne parla nemmeno.
Giù le mani dal Senato, dal vincolo di mandato, dal quorum dei referendum abrogativi, da qualunque cosa che componga la Costituzione.
Non è cosa per voi, la Costituzione è antifascista e per questo da ogni parte si cerca di staccarne un pezzo. Succede proprio perché ognuna delle parti in campo è una versione riscaldata del grande polpettone nazisalvifico che ha inquinato i cervelli riproducendosi nelle varie generazioni.
Siccome ormai cani e porci dicono la propria opinione sulla incombente riforma della Costituzione - da convalidare tramite referendum non vincolato a quorum - dico anch’io la mia, dato che all’occorrenza abbaio e grugnisco con una certa classe, noblesse oblige.
Al momento funziona così: una certa proposta di legge viene votata alla Camera, il testo quindi passa al Senato che gli fa delle modifiche, quindi il testo torna alla Camera per una nuova votazione, e insomma il Potere Legislativo, che spetta alle Camere, prima di esprimere cosa cazzo vuole fare deve cercare di mettersi d’accordo tra due aule.
La prima è composta da 630 deputati, la seconda camera invece ospita 315 senatori, e la proposta dilagante è: ridurre il numero di parlamentari.
945 decisori sono decisamente troppi, quindi meglio togliere la camera più piccola, perché le demolizioni si iniziano dal tetto, che occupa una superficie minoritaria rispetto alla somma delle superfici dei muri.
Quindi via il Senato. O meglio: via gli stipendi dei senatori, perché la seconda camera resta, ma trasformata in camera di rappresentanza delle regioni, alle quali viene lasciato diritto di veto su varie amenità teologicamente europeiste ma non su ciò che le riguarda davvero da vicino, essendo le competenze territoriali scavalcate, in caso di necessità, guarda un po’, proprio dall’esecutivo, e cioè dal governo.
Togli i senatori e ci metti presidenti di regioni e sindaci che possono dire di avere voce in capitolo a Roma ma poi non sono in grado di impedire che il Governo possa disporre come meglio crede della palazzina in cui vivono, in pratica il senso è questo.
“Tesoro, oggi in votazione ho ottenuto la possibilità di verniciare la facciata color fucsia, non sei contenta?”
“Amore, allora sbrigati perché hanno deciso di demolirci casa entro un mese.”
Più o meno il senso è questo.
Va però detto che al su citato Senato zoppo viene lasciata la possibilità di pronunciarsi in materia di adempimento alle direttive del Reichstag della UE, e sono soddisfazioni.
Alla Camera dei Deputati, rimasta praticamente sola a rappresentare il potere legislativo, “spetta la deliberazione dello stato di guerra, l'emanazione di provvedimenti di indulto e amnistia e la ratifica di trattati internazionali ……. oltre alla “facoltà di autorizzare o meno la persecuzione da parte dell'autorità giurisdizionale ordinaria dei reati ministeriali.”
Sono decenni che si cerca di riformare il bicameralismo e ora che si è giunti al primo passo ci si rende conto che inventarsi una alternativa altrettanto democratica è impossibile.
Democrazia vera significa paralisi, lo so, è brutto da dire, ma se si assiste ad una riunione condominiale e ci si fa un’idea della conflittualità che sterilizza le decisioni si può capire quanto delicata, e quindi immutabile, sia la situazione delineatasi con l’entrata in vigore della Costituzione.
Nella situazione da stadio in cui ci troviamo adesso, con curve contrapposte e lanci di oggetti costituenti sul terreno di gioco, nessuna decisione è equilibrata perché il clima in cui ci troviamo è purtroppo esageratamente diverso dalla coesione post-liberazione del '45 che rendeva più facile il costruire da zero.
Nessuno dei contendenti in campo ha intenzione di lasciare immutata la Costituzione, e blandendola con il tormentone di “Costituzione più bella del mondo” cercano di sedurla coi complimenti per poi prendersi le parti che più interessano. Vecchia storia.
La riflessione non è equilibrata perché non serena, non intellettualmente onesta, e questo anche perché il modo con cui ci siamo infilati in un sistema feudal-fascistico ha del clamoroso.
Per capirci: mi sta bene se mi fate i riformisti modernizzatori evolutori in presenza di una lievissima, impercettibile, eterea rimembranza di antichissimi totalitarismi, mi sta bene se ci si comporta così in presenza di misere spoglie di fascismo, in assenza di pericolo di ritorno all’uomo solo al comando, mi sta bene se fate sto discorso in presenza di un sistema ormai ben collaudato per non cadere in facili tentazioni draconiane e ormai lontano da ogni rigurgito di quel fascismo che fu lo spauracchio da esorcizzare in fase di stesura della Costituzione.
Ma.
Ma.
Ma siccome siamo esattamente in quella fattispecie, e cioè siamo in un misto di rigurgito medieval-fascista-inquisitorio-ghigliottuso, se a questo ci aggiungi il combinato con l’Italicum modello “asso pigliatutto” allora stiamo apprestandoci a inventare il primo cocktail energizzante a base di ebola.
Le derive branchiste, da branco - perché chiamarle populiste è un eufemismo - sono proprio loro il principale motivo per impedire qualunque modifica all’attuale testo costituzionale.
Siamo in un revival continuo, e come Carlo Conti rievoca Nilla Pizzi succede che lo sbarbatello tutto FabriFibra e Fedez inneggi contemporaneamente alla forca, alla gogna, alla imposizione di un potere basato sulla vendetta senza lume di ragione.
Non se ne parla nemmeno.
Giù le mani dal Senato, dal vincolo di mandato, dal quorum dei referendum abrogativi, da qualunque cosa che componga la Costituzione.
Non è cosa per voi, la Costituzione è antifascista e per questo da ogni parte si cerca di staccarne un pezzo. Succede proprio perché ognuna delle parti in campo è una versione riscaldata del grande polpettone nazisalvifico che ha inquinato i cervelli riproducendosi nelle varie generazioni.
mercoledì 20 aprile 2016
INNOCENTI EFFUSIONI
Stasera mi sento romantico.
Sarà la primavera, sarà l’ormone che mal s’approccia all’anagrafe, fatto sta che stasera vi parlo di bacini.
dal link
http://www.adb.basilicata.it/adb/risorseidriche/immagini/bacini.jpg
ecco a voi i bacini idrografici della Basilicata.
Converrete con me che si tratta di una regione ben irrorata d’acqua, con ben cinque fiumi che sfociano nello Ionio dopo essersi fatti quasi tutta la regione, dalle montagne del potentino fino alle spiagge sabbiose ioniche.
Come se non bastasse, del sistema idrografico Basilicata fanno parte ben quattro invasi di raccolta acque, le dighe di San Giuliano, Camastra, Monte Cotugno e Pertusillo.
E tutto questo a disposizione di soli 574.782 abitanti, con una media di 170,3 anziani ogni 100 giovani.
Bene, questa spugna impregnata d’acque fatta di boschi e d’argille conserva, nelle sue profondità, enormi quantitativi di gas e petrolio.
In superficie è tutta acqua, nelle viscere è tutta petrolio e gas.
E per estrarre quello che c’è sotto si inquina quello che c’è sopra.
Mamma Eni da queste parti ha posto in atto un piano Marshall spalmato in settant’anni, da economia rurale e attenta all’acqua si è passati all’economia chimica attenta ad altre sostanze. Che però si sono rivelate come il mostro risvegliato dalle viscere del sottosuolo.
Per farla breve: succede che accanto alla perforazione a scopo estrattivo ci sono perforazioni a scopo di scarico.
Si chiamano pozzi di reiniezione, e come dice la parola stessa servono a reiniettare nel sottosuolo fluidi precedentemente estratti dal sottosuolo stesso, dopo averne filtrato e trattenuto la parte che interessa.
Se estrai da quattromila metri sotto i tuoi piedi e poi cerchi di rimettere al suo posto una parte dei liquidi estratti, educazione vorrebbe che rimettessi quei liquidi alla stessa profondità.
Perché se invece di rimetterli nel sottosuolo li inietti in strati più superficiali, avvengono dei fenomeni che hanno un nome che sa tanto di primavera: affioramenti.
E’ tutto uno sbocciare di incubi oleosi a pelo d’acqua.
Ma è anche tutta una rassicurante osmosi tra cultura dei capitali e capitali della cultura.
Bacini e affioramenti.
Basta, che divento troppo melenso e vi sale la glicemia.
Sarà la primavera, sarà l’ormone che mal s’approccia all’anagrafe, fatto sta che stasera vi parlo di bacini.
dal link
http://www.adb.basilicata.it/adb/risorseidriche/immagini/bacini.jpg
ecco a voi i bacini idrografici della Basilicata.
Converrete con me che si tratta di una regione ben irrorata d’acqua, con ben cinque fiumi che sfociano nello Ionio dopo essersi fatti quasi tutta la regione, dalle montagne del potentino fino alle spiagge sabbiose ioniche.
Come se non bastasse, del sistema idrografico Basilicata fanno parte ben quattro invasi di raccolta acque, le dighe di San Giuliano, Camastra, Monte Cotugno e Pertusillo.
E tutto questo a disposizione di soli 574.782 abitanti, con una media di 170,3 anziani ogni 100 giovani.
Bene, questa spugna impregnata d’acque fatta di boschi e d’argille conserva, nelle sue profondità, enormi quantitativi di gas e petrolio.
In superficie è tutta acqua, nelle viscere è tutta petrolio e gas.
E per estrarre quello che c’è sotto si inquina quello che c’è sopra.
Mamma Eni da queste parti ha posto in atto un piano Marshall spalmato in settant’anni, da economia rurale e attenta all’acqua si è passati all’economia chimica attenta ad altre sostanze. Che però si sono rivelate come il mostro risvegliato dalle viscere del sottosuolo.
Per farla breve: succede che accanto alla perforazione a scopo estrattivo ci sono perforazioni a scopo di scarico.
Si chiamano pozzi di reiniezione, e come dice la parola stessa servono a reiniettare nel sottosuolo fluidi precedentemente estratti dal sottosuolo stesso, dopo averne filtrato e trattenuto la parte che interessa.
Se estrai da quattromila metri sotto i tuoi piedi e poi cerchi di rimettere al suo posto una parte dei liquidi estratti, educazione vorrebbe che rimettessi quei liquidi alla stessa profondità.
Perché se invece di rimetterli nel sottosuolo li inietti in strati più superficiali, avvengono dei fenomeni che hanno un nome che sa tanto di primavera: affioramenti.
E’ tutto uno sbocciare di incubi oleosi a pelo d’acqua.
Ma è anche tutta una rassicurante osmosi tra cultura dei capitali e capitali della cultura.
Bacini e affioramenti.
Basta, che divento troppo melenso e vi sale la glicemia.
venerdì 4 dicembre 2015
DON'T WAR, BE HAPPY
Non si fa.
Non si accusa liberamente Erdogan di fare contrabbando di petrolio acquistato a due soldi dall'Isis.
Non si può accusare la Turchia, baluardo della demoeurocrazia in Oriente, di essere uno stato canagliesco che fa affari con i vicini del Califfato, che continua a sperimentare nuovi metodi di sterminio dei curdi subappaltato ai Turcomanni.
Non è bello.
Putin dovrebbe capire che l'Ameuropa è una coalizione seria, soprattutto ora che ha deciso di far entrare in UE il Montenegro, indispensabile per salvare l'antico vaso, da notte, nel quale orina Rockfeller insieme ai suoi accoliti.
Bisogna convincere Vladimir a fare il bravo, e spiegargli che il polonio poteva usarlo solo ai tempi in cui era ancora vivo Wojtyla. Ora al massimo può usare l'argentinio.
Se ne faccia una ragione, o ce ne faremo un torto.
Non si accusa liberamente Erdogan di fare contrabbando di petrolio acquistato a due soldi dall'Isis.
Non si può accusare la Turchia, baluardo della demoeurocrazia in Oriente, di essere uno stato canagliesco che fa affari con i vicini del Califfato, che continua a sperimentare nuovi metodi di sterminio dei curdi subappaltato ai Turcomanni.
Non è bello.
Putin dovrebbe capire che l'Ameuropa è una coalizione seria, soprattutto ora che ha deciso di far entrare in UE il Montenegro, indispensabile per salvare l'antico vaso, da notte, nel quale orina Rockfeller insieme ai suoi accoliti.
Bisogna convincere Vladimir a fare il bravo, e spiegargli che il polonio poteva usarlo solo ai tempi in cui era ancora vivo Wojtyla. Ora al massimo può usare l'argentinio.
Se ne faccia una ragione, o ce ne faremo un torto.
mercoledì 25 novembre 2015
LA TORRE DI PEACE
Certo che le vie del menopeggio sono proprio infinite.
Più si guarda al comportamento dell'Ameuropa, più diventa spontaneo sostenere le ragioni di Putin.
La Turchia, paese Nato e ormai con un piede nella famigerata UE, abbatte un caccia russo per far capire a Putin che non ne può più di veder distrutte le autocisterne di greggio appena comprato a ottimo prezzo dall'Isis. E per far capire a Putin che Assad deve essere assolutamente deposto, eliminato, complice il consenso dell'Ameuropa che ha già creato ai Russi, a suo tempo, il caso Ucraina.
Obama come da copione sostiene i turchi, che infatti appena successo il fattaccio non si sono degnati di contattare i russi per chiarire ma si sono fiondati a chiedere assoluzione e supporto all'Unione Europea, come se accusassero i Russi di essersi fatti abbattere senza preavviso.
La reazione di Putin al momento è quella basata su un "preavviso di problemi" per la Turchia, ma è chiaro che parla a nuora perchè suocera intenda. E la suocera è ovviamente l'Unione Europea, impersonata da un Belgio che continua a brancolare nello stato d'assedio più tragicomico della storia, da una Francia che ha prontamente chiamato a raccolta, al suo fianco, l'appoggio bellico dell'Inghilterra di Cameron e la benedizione di Obama, e da una Germania scomparsa dai radar e che guarda con inquietudine silenziosa al definitivo sfaldamento dell'europeismo che cede il passo alla corrente anti-Schengen che serpeggia in tutti i Paesi .
Abbiamo quindi Francia, Inghilterra e Stati Uniti che ancora una volta si apprestano ad alterare gli equilibri già da loro stessI alterati precedentemente nella zona più irrequieta del mondo.
Si apprestano, dopo le mitiche primavere arabe che hanno eliminato tiranni sostituendoli col caos libero, a rimodulare la geografia della Mesopotamia e zone limitrofe, come hanno sempre fatto, incuranti di ogni altro interesse che non sia coincidente con la loro perenne capacità d'influenza su quelle zone.
Le mele marce d'oriente, la Turchia e l'Arabia Saudita insieme ad altre petro-nazioni, continuano a rimanere a braccetto con l'Ameuropa finanziando sottobanco il terrore che compatta questo sodalizio malato e, al comtempo, innalzando il volume di scambi incrementano gli investimenti di petroleurodollari in immobili di prestigio nel cuore delle cities-capitali economiche di ogni nazione europea.
La vittima è Putin, il carnefice è il resto del mondo civilizzato. Messa così è un po' difficile da credere, ma la legge del menopeggio non conosce pudore.
La fregola di cambiamento genera rinascite o colpi di grazia, ma si continua a concepirla come se generasse solo rinascite, perchè nel comune grugnire ogni cambiamento è per forza utile perchè è una diversità, una variazione.
Siamo dunque nelle mani di un buonsenso più sperato che presente, ma è l'unica cosa che abbiamo a disposizione. E speriamo che gli innumerevoli effetti disastrosi di imprudenti (o ben calcolati) deterioramenti dello status quo possano servire da monito almeno ai posteri, perchè i contemporanei si rifiutano di ammettere errori. Fanno e basta.
La lezione della Storia è:
in nome del nuovo troppo spesso si sdogana il peggio.
Ma la voglia di primavere arabe è ormai un trend generalizzato. Si porta molto, come i tatuaggi.
Più si guarda al comportamento dell'Ameuropa, più diventa spontaneo sostenere le ragioni di Putin.
La Turchia, paese Nato e ormai con un piede nella famigerata UE, abbatte un caccia russo per far capire a Putin che non ne può più di veder distrutte le autocisterne di greggio appena comprato a ottimo prezzo dall'Isis. E per far capire a Putin che Assad deve essere assolutamente deposto, eliminato, complice il consenso dell'Ameuropa che ha già creato ai Russi, a suo tempo, il caso Ucraina.
Obama come da copione sostiene i turchi, che infatti appena successo il fattaccio non si sono degnati di contattare i russi per chiarire ma si sono fiondati a chiedere assoluzione e supporto all'Unione Europea, come se accusassero i Russi di essersi fatti abbattere senza preavviso.
La reazione di Putin al momento è quella basata su un "preavviso di problemi" per la Turchia, ma è chiaro che parla a nuora perchè suocera intenda. E la suocera è ovviamente l'Unione Europea, impersonata da un Belgio che continua a brancolare nello stato d'assedio più tragicomico della storia, da una Francia che ha prontamente chiamato a raccolta, al suo fianco, l'appoggio bellico dell'Inghilterra di Cameron e la benedizione di Obama, e da una Germania scomparsa dai radar e che guarda con inquietudine silenziosa al definitivo sfaldamento dell'europeismo che cede il passo alla corrente anti-Schengen che serpeggia in tutti i Paesi .
Abbiamo quindi Francia, Inghilterra e Stati Uniti che ancora una volta si apprestano ad alterare gli equilibri già da loro stessI alterati precedentemente nella zona più irrequieta del mondo.
Si apprestano, dopo le mitiche primavere arabe che hanno eliminato tiranni sostituendoli col caos libero, a rimodulare la geografia della Mesopotamia e zone limitrofe, come hanno sempre fatto, incuranti di ogni altro interesse che non sia coincidente con la loro perenne capacità d'influenza su quelle zone.
Le mele marce d'oriente, la Turchia e l'Arabia Saudita insieme ad altre petro-nazioni, continuano a rimanere a braccetto con l'Ameuropa finanziando sottobanco il terrore che compatta questo sodalizio malato e, al comtempo, innalzando il volume di scambi incrementano gli investimenti di petroleurodollari in immobili di prestigio nel cuore delle cities-capitali economiche di ogni nazione europea.
La vittima è Putin, il carnefice è il resto del mondo civilizzato. Messa così è un po' difficile da credere, ma la legge del menopeggio non conosce pudore.
La fregola di cambiamento genera rinascite o colpi di grazia, ma si continua a concepirla come se generasse solo rinascite, perchè nel comune grugnire ogni cambiamento è per forza utile perchè è una diversità, una variazione.
Siamo dunque nelle mani di un buonsenso più sperato che presente, ma è l'unica cosa che abbiamo a disposizione. E speriamo che gli innumerevoli effetti disastrosi di imprudenti (o ben calcolati) deterioramenti dello status quo possano servire da monito almeno ai posteri, perchè i contemporanei si rifiutano di ammettere errori. Fanno e basta.
La lezione della Storia è:
in nome del nuovo troppo spesso si sdogana il peggio.
Ma la voglia di primavere arabe è ormai un trend generalizzato. Si porta molto, come i tatuaggi.
venerdì 23 ottobre 2015
L'AMORE AI TEMPI DEL COM'ERA
Com'era bello essere più fatalisti e comprensivi nei favolosi anni Ottanta, quando l'Italia girava a mille, con il lubrificante della corruzione indisturbata che faceva girare tutti gli ingranaggi.
Com'era bello poter contare su tutti quei giri poi recisi dalla falce guercia di Tangentopoli, quei giri loschi ma ormai accettati come necessari a far campare tutti quanti.
Com'era bello poter contare sull'amico dell'autista del prefetto che aveva un fratello usciere al Ministero e che era ormai intimo col Ministro stesso ed era più potente del cugino preside a Vattelapesca.
Com'era bello poter riprendersi anche dopo un furto o una rapina, perchè i soldi li rifacevi lavorando sodo, recuperando il danno con la tenacia di una formica instancabile.
Ma poi è arrivata la crisi. Quella che non avevi nemmeno letto bene sui libri di storia, che ce n'era stata una simile nel 1929, ma era un sacco di tempo fa, chissenefrega, era roba ormai vecchia.
E con la crisi non ti riprendi dopo un furto, o una rapina.
Non riesci a riavere ciò che ti è stato tolto dall' "esercizio del libero arbitrio" da parte di uno che è convinto di poter vivere appropriandosi delle cose di altri.
Hai difficoltà a tollerare bonariamente lo scapestrato che ti è entrato nel capannone e ti ha fottuto decine di migliaia di euro in attrezzature e beni vari, di cui alcuni ancora da pagare.
E allora l'amore e la fratellanza e la tolleranza in tempi di crisi diventano più difficili da esercitare.
Ne consegue che, solo per tenere calmi gli animi già eccitati dalla rinvoluzione, incrocio tra involuzione e rivoluzione, tocca dire che bisogna evitare gesti estremi di reazione alle minacce incombenti sulla nostra incolumità o proprietà.
Essere ecumenici almeno finchè non capita a noi.
Ecco, questo credo che, in sintesi, sia il senso della questione.
Puoi essere il più amorevole degli individui, ma se ti trovi in determinate condizioni che minacciano i tuoi cari, prima che te, scatta qualcosa di poco francescano.
Ma finchè non ci succede, mi raccomando, continuare a biasimare chi reagisce di pancia.
La proprietà e un furto. Con la "e" congiunzione, non verbo.
giovedì 24 settembre 2015
MEDIOEVOLUZIONE
Ebbene sì.
Non so se Gianni Minà, notissimo fidelcastrologo, abbia già tentato il suicidio, ma quel che doveva succedere è successo: l'odiata america mette piede a Cuba, innalza il suo vessillo e fa pace con la Storia, e nell'incontro tra il Papa sudamericano e un Fidel che lo riceve in tuta con marchio Adidas in bella vista c'è la pietra tombale su ogni residua iconografia rivoluzionaria, ora che le Case del Popolo sono un misto tra la Leopolda e il banco surgelati dell'Ipercoop.
"Non bisogna aver paura del cambiamento" diceva un giovane Adolf Hitler al suo venditore di elettrodomestici ebreo mentre gli illustrava il funzionamento di un forno a gas. L'uomo ebbe come un brivido lungo la schiena, ma pensò fosse causa del rigido inverno berlinese.
Tornando a Cuba e alla sua metamorfosi finale, sappiamo tutti che nulla sarà come prima perchè nulla o quasi vuole più essere come prima. C'è voglia di rivoluzione, ma non in senso politico, che quella ormai è ridotta a un esercizio di bullismo mentale sull'intelletto, sto parlando proprio del concetto astronomico.
"Il moto di rivoluzione è il movimento che un pianeta o un altro corpo celeste compie attorno a un centro di massa".Volendo definire cosa sia un corpo celeste, possiamo dire che è "un'entità fisica naturale, un'associazione o una struttura la cui esistenza nell'universo osservabile è stata appurata dalle attuali conoscenze scientifiche"
Esistono quindi associazioni e strutture, della cui esistenza siamo certi scientificamente, che compiono un movimento attorno ad un centro di massa.
Detta così sembra esattamente la descrizione di gran parte dell'associazionismo sul pianeta Italia. In effetti è tutto un fiorire di associazioni che si spostano attorno ad un centro di massa, detto partito o gruppo politico.
E questa rotazione ha sempre, costantemente, un preciso verso: da sinistra verso destra.
Qui non si tratta di morire democristiani, è che si risorge stronzisti. E lo si fa con una disinvoltura dettata da una obesa ignoranza, da un cinismo sovrappeso, da un opportunismo col fiatone, il tutto giustificato dallo stato d'emergenza che poi in realtà è la condizione costante e quindi non se ne esce.
A meno che.
A meno che niente.
La specie si deve evolvere verso il carattere genetico predominante.
Non osate ostacolare la Natura.
Anche l'estinzione, in fondo, è un cambiamento.
Non so se Gianni Minà, notissimo fidelcastrologo, abbia già tentato il suicidio, ma quel che doveva succedere è successo: l'odiata america mette piede a Cuba, innalza il suo vessillo e fa pace con la Storia, e nell'incontro tra il Papa sudamericano e un Fidel che lo riceve in tuta con marchio Adidas in bella vista c'è la pietra tombale su ogni residua iconografia rivoluzionaria, ora che le Case del Popolo sono un misto tra la Leopolda e il banco surgelati dell'Ipercoop.
"Non bisogna aver paura del cambiamento" diceva un giovane Adolf Hitler al suo venditore di elettrodomestici ebreo mentre gli illustrava il funzionamento di un forno a gas. L'uomo ebbe come un brivido lungo la schiena, ma pensò fosse causa del rigido inverno berlinese.
Tornando a Cuba e alla sua metamorfosi finale, sappiamo tutti che nulla sarà come prima perchè nulla o quasi vuole più essere come prima. C'è voglia di rivoluzione, ma non in senso politico, che quella ormai è ridotta a un esercizio di bullismo mentale sull'intelletto, sto parlando proprio del concetto astronomico.
"Il moto di rivoluzione è il movimento che un pianeta o un altro corpo celeste compie attorno a un centro di massa".Volendo definire cosa sia un corpo celeste, possiamo dire che è "un'entità fisica naturale, un'associazione o una struttura la cui esistenza nell'universo osservabile è stata appurata dalle attuali conoscenze scientifiche"
Esistono quindi associazioni e strutture, della cui esistenza siamo certi scientificamente, che compiono un movimento attorno ad un centro di massa.
Detta così sembra esattamente la descrizione di gran parte dell'associazionismo sul pianeta Italia. In effetti è tutto un fiorire di associazioni che si spostano attorno ad un centro di massa, detto partito o gruppo politico.
E questa rotazione ha sempre, costantemente, un preciso verso: da sinistra verso destra.
Qui non si tratta di morire democristiani, è che si risorge stronzisti. E lo si fa con una disinvoltura dettata da una obesa ignoranza, da un cinismo sovrappeso, da un opportunismo col fiatone, il tutto giustificato dallo stato d'emergenza che poi in realtà è la condizione costante e quindi non se ne esce.
A meno che.
A meno che niente.
La specie si deve evolvere verso il carattere genetico predominante.
Non osate ostacolare la Natura.
Anche l'estinzione, in fondo, è un cambiamento.
sabato 4 luglio 2015
I NUOVI MOSTRI
La metamorfosi è ormai compiuta, le crisalidi sono ormai vuote e ciò che prima era larva ora è animale completo.
Dopo anni di accurato martellamento sulla “rivoluzionarietà” utilitaristica (e cioè l’arte di riscattarsi da uno strapotere sostituendolo con un affascinante mediocrismo di massa pilotabile su secondi fini), dopo la sistematica demolizione dei pilastri del buonsenso ad opera di un malcelato desiderio di vendetta sociale per pance, si è giunti finalmente allo sdoganamento del tutti contro tutti come risorsa inesauribile, come fertile terreno per la semina del caos da assalto ai forni di manzoniana memoria, o da assalto alle scialuppe di titanica memoria, fate voi.
La pletora di eroi del cambiamento che s’affaccia nel nuovo secolo ha un che di nuovo, come tutte le sorprese che ci fa la Storia, ripetendosi sempre sotto nuove e mentite spoglie che però non possono fare a meno di mostrare la vera natura che sottende ad ogni fenomeno.
Una volta gli eroi si collocavano nell’area che il prof. Carlo Maria Cipolla definiva “disgraziati” o “sfortunati” nel suo illuminante studio sulla stupidità. Erano riconducibili infatti a chi, con la sua azione, tende a causare danno a sé stesso, ma crea anche vantaggio a qualcun altro.
L’eroe di un tempo era in sostanza una sorta di autolesionista che si sottoponeva al rischio di un danno personale pur di migliorare la condizione della collettività, per portare beneficio agli altri.
Gli eroi diffusi odierni invece, poiché accecati da un compito autoassegnato di redenzione del mondo a proprio gusto, si collocano nell’area degli stupidi, ovvero di “chi causa un danno ad un altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo una perdita.”
La chiave di lettura del fenomeno sta proprio nel fatto che tale categoria di nuovi mostri del masaniellismo non esita a negare in modo infantile l’esistenza di un danno, o a inventarsi un vantaggio collettivo inesistente, il tutto pur di accarezzare di nascosto ma in pubblico un proprio bisogno primordiale, che può essere un interesse personale o un semplice interesse verso l’affermarsi al centro dell’attenzione come nuovo che redime, purifica, distrugge per il gusto di farlo senza avere alcuna idea sensata su come ricostruire.
Creando però sistematicamente rimedi peggiori dei mali.
I nuovi mostri sono persone qualsiasi con un animo da nazista, sono concentrati di cinismo ben incartati e con coccarde sgargianti, sono il peggio dell'homo homini lupus che sfila sul red carpet dell'ignoranza firmata, sono il salotto buono con i cadaveri sotto il tappeto, sono tutto ciò che è sempre stato ma con l'aspetto di una novità.
“In futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti”, sembra abbia predetto Andy Warhol.
Ecco, questo voler compulsivamente affermare la propria capacità di rivoluzionare il mondo è semplicemente un continuo selfie con cui bombardare le altrui capacità di assimilazione o, al contrario, di sopportazione della stupidità.
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