Non credendo in nulla ed in nessuno, un agnostico di professione iniziò a non credere nemmeno al suo non credere. Non credendoci, si ritrovò a pensare che il non voler credere nemmeno al suo non credere lo portava a credere in qualcosa, e cioè alla negazione di ogni diffidenza verso il non credere. E allora decise che non doveva credere al suo non credere di non credere, ma anche stavolta si ritrovò il dubbio di star credendo a qualcosa a cui non voleva credere per principio. Si fece spazio quindi nella sua mente il dubbio che stesse confondendo ogni azione di agnosticismo con semplici pensieri, e ogni suo nuovo pensiero era la formulazione di una non-credenza. Non credeva nella vita, nell'amicizia, nell'ammoOore, e insomma non credeva nemmeno a se stesso e ai suoi pensieri. Si considerava mai nato, mai cresciuto e in breve si ritrovò a pensare di essere inesistente.
Quando incontrava gente che lo conosceva, alla domanda "ciao, come va?", rispondeva "non credo proprio", qualcuno obiettò "allora credi improprio", altri risposero "in che senso?", altri ancora "non credi in cosa?". A quest'ultima domanda, l'agnostico agonista cominciava la sua litania: "non credo di non credere in ciò che non credo, e non credendo di non credere temo di credere in qualcosa, per cui posso solo credere al mio non credere, di conseguenza credo in qualcosa e ci sto male".
Gli infermieri del reparto psichiatria erano gentili, in fondo. Quelli in fondo, nella guardiola, perchè quelli che si aggiravano tra i letti erano dei carognoni, si divertivano a distribuire cruciverba ma senza dare la penna, cosicchè i pazienti dovevano cercare di ricordarsi che lettera avevano scritto mentalmente in ogni casella, ed era un'impresa ardua finirli. Ma l'agnostico olimpionico era l'unico che riusciva a compilare mentalmente tutti i cruciverba, a modo suo. Riempiva ogni casella con una "O", che per lui in realtà era uno zero, e quindi sapeva esattamente cosa c'era scritto in ogni casella. E quando gli chiesero "perchè ci metti tutte O"?, il diffidente agnostico bastiancontrario rispose: "O". Gli infermieri raddoppiarono le dosi di sedativo, e l'iperagnostico cominciò a dormire, ma a dormire proprio profondamente, con la bocca aperta, proprio a forma di "O". "cazzo, questo continua a fare i cruciverba anche mentre dorme, bisogna fare qualcosa!", dissero gli infermieri, e riferirono tutto al primario.
Il dottor De Lirio era un magro ed anziano professionista, con la barbetta alla SigmundFreud ma non vi dico dove per pudore, per il resto era totalmente pelato, glabro, non aveva nemmeno le sopracciglia, si depilava con impacchi di soda caustica perchè la domenica pomeriggio odiava stare a sentire le partite alla radio e quindi si era inventato questo strano bricolage, nella sua lunga carriera di neuropsichiatra ne aveva viste di tutti i colori, ma questo paziente decisamente lo disorientava. Nei rari momenti in cui era sveglio (il dottore, mica il paziente), compilava cruciverba solo con le lettere "N", che per lui stavano a simboleggiare un numero generico, un significato matematico indefinito.
Dopo alcuni mesi di degenza comune nel reparto (in comune tra lui e i suoi pazienti), pensò di unire alternativamente le lettere inserite dal suo paziente con le sue, ricavandone una sfilza interminabile di "NO".
Ecco che riveniva fuori l'agnosticismo ancestrale del suo paziente, tutti quei NO erano gli incastri di negazioni a catena, e al contempo l'unione tra un numero indefinito e uno zero, ripetuta all'infinito.
E a proposito di infinito, si rese conto che in matematica viene indicato con un otto orizzontale, che sembra tanto una definizione di cruciverba, e oltretutto è composto da due zeri affiancati e imbragati da una cinghia, o anche una lettera ripetuta due volte, indovinate quale? la O.
La scoperta lo rese folle, prese il posto del suo paziente nel reparto, e il paziente ultraagnostico indossò il suo camice e cominciò a girare nel reparto senza parlare MAI, tranne quando rispondeva a qualche domanda con il suo ormai mitico "non credo".
L'incontro con il parroco del carcere... pardon dell'ospedale psichiatrico fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Decise di suicidarsi a colpi di comodino e, per espiare tutto il suo agnosticismo di una intera vita, lasciò scritto che voleva essere seppellito non in una normale cassa da morto, ma in una credenza.
Ma il suicidio non riuscì.
Adesso è ancora lì, che vaga in camice bianco per i reparti, con il suo cruciverba in bianco perchè è a dieta, e con il suo non credere ripetuto all'infinito.
Se lo incontrate non chiedetegli niente.
Potreste aver voglia di indossare il suo camice.
Mi è piaciuto questo racconto, perchè mi piace tutto quello che ci porta un po' fuori dalle righe in cui tentano di incanalarci. :)
RispondiEliminanon ci avranno MAI!! ;) grazie Linda.
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