Tre bambini vittime del lavoro.
No, non sto parlando di lavoro minorile, sto parlando di vittime del lavoro dei loro genitori.
Un cervello assorbito e annullato dal lavoro non serve se non a quel lavoro, e dopo un po’ nemmeno a quello.
Il lavoro oggi o non ce l’hai o lui ha te.
Spesso non è neanche un discorso di ambizione, di cinismo da carriera che superi in importanza qualunque altra persona o sentimento. E’ che oggi per rendere “il giusto” devi essere ingiusto, per risultare efficiente devi farti assorbire totalmente da impegni e doveri, altrimenti se provi ad essere un individuo che si prende il suo tempo rischi di rimanere tagliato fuori.
C’è poco da scegliere:
o schiavo con una posizione sommariamente stabile o libero con le pezze al culo e serenamente disperato.
Ci siamo dimenticati il futuro in macchina, sotto il sole, convinti di averlo lasciato in mani sicure quanto le nostre.
E questo fa capire a quali rischi lo sottoponiamo anche quando lo affidiamo ad altri, umani come noi, e a loro volta schiacciati da chissà quali pensieri, tanto da essere capaci di dimenticarsi anche della quantità di futuro altrui che gli è stato affidato.
In ultima analisi, il futuro è un fagottino che ci riempie la vita di gioia per il solo fatto che esiste, ci crea angosce sulle nostre capacità di saperlo allevare e ogni suo piccolo malessere ci getta nello sconforto.
E impegnati come siamo a migliorare la vita del nostro futuro, ce lo dimentichiamo e lo facciamo morire.
In ognuno di questi dannati c’è un po’ di noi.
Ciao angioletti, perdonateci tutti.
Nessun commento:
Posta un commento