venerdì 27 maggio 2011

BABY ON BOARD

 
Tre bambini vittime del lavoro.
No, non sto parlando di lavoro minorile, sto parlando di vittime del lavoro dei loro genitori.
Un cervello assorbito e annullato dal lavoro non serve se non a quel lavoro, e dopo un po’ nemmeno a quello.
Il lavoro oggi o non ce l’hai o lui ha te.
Spesso non è neanche un discorso di ambizione, di cinismo da carriera che superi in importanza qualunque altra persona o sentimento. E’ che oggi per rendere “il giusto” devi essere ingiusto, per risultare efficiente devi farti assorbire totalmente da impegni e doveri, altrimenti se provi ad essere un individuo che si prende il suo tempo rischi di rimanere tagliato fuori.
C’è poco da scegliere:
o schiavo con una posizione sommariamente stabile o libero con le pezze al culo e serenamente disperato.
Ci siamo dimenticati il futuro in macchina, sotto il sole, convinti di averlo lasciato in mani sicure quanto le nostre.
E questo fa capire a quali rischi lo sottoponiamo anche quando lo affidiamo ad altri, umani come noi, e a loro volta schiacciati da chissà quali pensieri, tanto da essere capaci di dimenticarsi anche della quantità di futuro altrui che gli è stato affidato.
In ultima analisi, il futuro è un fagottino che ci riempie la vita di gioia per il solo fatto che esiste, ci crea angosce sulle nostre capacità di saperlo allevare e ogni suo piccolo malessere ci getta nello sconforto.
E impegnati come siamo a migliorare la vita del nostro futuro, ce lo dimentichiamo e lo facciamo morire.
In ognuno di questi dannati c’è un po’ di noi.
Ciao angioletti, perdonateci tutti.

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