lunedì 21 novembre 2011

NOT IN MY NAME

Ebbene sì, miei forbiti astanti, miei compagni di schermaglie parolaie, miei fieri leggitori e scrivitori di parole a monitor, sarò poco corretto, poco dialogante e anche sufficientemente stronzo.
Il fatto è che vedere la fregola orgasmica con cui si è salutato l'Avvento del Messia e il declino (ancora in forse) del dittatorucolo intristisce ancor più del piano imposto dal Reichstag della UE.
Com'è possibile che un Paese appena alleggerito da una figura impresentabile si fiondi con tanta leggerezza nelle braccia di un sistema impresentabile? Voglio dire: indubbiamente Monti è persona morigerata,  timorata di Iddio, misurata, equilibrata, sobria, composta, ligia al dovere, dialogante, autorevole, rispettabile, mai sopra le righe, efficiente, efficace, discreta. E con un compito ben preciso: il sicario. Deve eseguire gli ordini che la sua visione delle cose gli rappresenta come indiscutibili: completare la sottomissione delle masse al sistema delle banche d’affari.
Lo stupro della Moneta, l’imbavagliamento delle funzioni delle Banche Centrali, la prostituzione delle funzioni istituzionali, la pedofilia mentale esercitata su masse ancora giovani e quindi ignare dell’immoralità delle azioni con cui svendono il loro arbitrio, la frequentazione di maggioranze concubine spacciate per nipoti di Keynes, la predisposizione di lettoni multipiazze su cui consentire a dittature morbide l’amplesso con le spoglie mortali di diritti conquistati con decenni di lotte, la cessione di ogni sovranità a lobbies di compagnucci, il completamento di trafori nelle coscienze critiche fino a svuotarne ogni consistenza, l’elusione di ogni processo di valutazione dell’analisi costi-benefici, l’attacco alla funzione inquirente esercitata da menti non obnubilate dalle frenesie europeiste, sono tutte un deja vu in salsa istituzionale, fatta di sobrietà funerea e di emulazione, a livello intellettivo, delle bassezze dell’impero nano attualmente in standby.
In poche parole: se per sfuggire ad un lurido despota si vuol finire in mano a pulitissimi ufficiali nazifinanziari, mi chiamo fuori.
Sto alla finestra, mi guardo i trenini entusiasti delle vacche bolse che salgono sul camion che le porta al mattatoio, e cercherò di muggire il meno possibile.
Ciò pure mal di gola, figuriamoci.
Fate vobis, siete maggioranza, e mi sono rotto anche i coglioni di stare a parlare al vento.

venerdì 11 novembre 2011

ARBEIT MACHT REICH

Italia, terza riserva aurifera del mondo dopo USA e Germania, unico Paese al mondo con patrimonio immobiliare all'80% di proprietà. La migliore capacità d'innovazione, know-how, creatività, gusto e stile inconfondibile, il Paese leader nella creazione di beni di lusso famosi nel mondo. Se fosse rimasto anche dotato di una valuta "debole" avrebbe accoppiato qualità e prezzo conveniente, un mix devastante, una potenzialità di export e ricchezza insostenibili per i Paesi concorrenti. L'operazione di neutralizzazione è stata completata oggi, 11/11/2011.

domenica 16 ottobre 2011

STRATEGIA DELLA MANSIONE

Insomma ieri a Roma c'è stato un grosso problema.
Una manifestazione oceanica di cittadini pacifici è stata rovinata da una megarissa tra forze dell'ordine.
Forze dell'ordine in divisa si sono picchiati con forze dell'ordine travestite da manifestanti, centocinquanta uomini in divisa sono stati mandati all'ospedale da loro colleghi in borghese.
Una parentesi vergognosa della storia d'Italia (si dice sempre così, fa effetto), ma dico io, se voi sbirri avete beghe personali andate a risolverle altrove, non a margine di pacifiche manifestazioni di protesta contro i porci che vi danno lo stipendio.

Si mormora che i motivi della rissa siano legati a problemi di straordinari non pagati, di banche che non accreditano puntualmente gli stipendi (ecco il perchè dell'attacco alle vetrine di banche) di trasferte per motivi di servizio in alberghi non dotati di bidè (ecco spiegato l'attacco alle vetrate di un hotel), e anche di alcuni finanzieri notoriamente musulmani che non hanno esitato ad attaccare una chiesa e a fracassare in terra una statua della Madonna di Lurd.
Alcuni esponenti della guardia forestale travestiti da blackblocs hanno dato fuoco ad un platano per deformazione professionale, mentre agenti della stradale travestiti da manifestanti violenti hanno incendiato auto, sempre perchè gli ricordavano il loro lavoro. Al verificarsi di questi episodi, i poliziotti in divisa, invidiosi della giornata di riposo che avevano avuto i loro colleghi mentre a loro toccava lavorare, si sono scagliati contro i loro colleghi tentando di investirli con i blindati, mentre un gruppo di alpini in gita con la parrocchia di Don Brufolo ha lanciato molotov fatte con la grappa, piangendo poi per lo spreco ma dando la colpa ai lacrimogeni, sedici esponenti della Guardia Costiera abilmente mimetizzati hanno allagato un asilo perchè avevano nostalgia delle loro uscite in mare, e una settantina di guardie carcerarie vestite da autonomi hanno calpestato le aiuole di un ospedale per sordociechi.

La prossima volta facciamo una manifestazione senza forze dell'ordine.
Siamo stanchi di queste risse, in cui ci va di mezzo sempre la popolazione civile, quella non in divisa, che manifesta spontaneamente e che non commette mai nulla di male.
Giustizia e Verità, anzi, Werità, questo serve.


ah, mi ero dimenticato la frase ad effetto finale:
A.C.A.B. (All Cops Are Bastards, o anche Abbiamo Come Alibi le Bufale)

domenica 9 ottobre 2011

O

Non credendo in nulla ed in nessuno, un agnostico di professione iniziò a non credere nemmeno al suo non credere. Non credendoci, si ritrovò a pensare che il non voler credere nemmeno al suo non credere lo portava a credere in qualcosa, e cioè alla negazione di ogni diffidenza verso il non credere. E allora decise che non doveva credere al suo non credere di non credere, ma anche stavolta si ritrovò il dubbio di star credendo a qualcosa a cui non voleva credere per principio. Si fece spazio quindi nella sua mente il dubbio che stesse confondendo ogni azione di agnosticismo con semplici pensieri, e ogni suo nuovo pensiero era la formulazione di una non-credenza. Non credeva nella vita, nell'amicizia, nell'ammoOore, e insomma non credeva nemmeno a se stesso e ai suoi pensieri. Si considerava mai nato, mai cresciuto e in breve si ritrovò a pensare di essere inesistente.
Quando incontrava gente che lo conosceva, alla domanda "ciao, come va?", rispondeva "non credo proprio", qualcuno obiettò "allora credi improprio", altri risposero "in che senso?", altri ancora "non credi in cosa?". A quest'ultima domanda, l'agnostico agonista cominciava la sua litania: "non credo di non credere in ciò che non credo, e non credendo di non credere temo di credere in qualcosa, per cui posso solo credere al mio non credere, di conseguenza credo in qualcosa e ci sto male".


Gli infermieri del reparto psichiatria erano gentili, in fondo. Quelli in fondo, nella guardiola, perchè quelli che si aggiravano tra i letti erano dei carognoni, si divertivano a distribuire cruciverba ma senza dare la penna, cosicchè i pazienti dovevano cercare di ricordarsi che lettera avevano scritto mentalmente in ogni casella, ed era un'impresa ardua finirli. Ma l'agnostico olimpionico era l'unico che riusciva a compilare mentalmente tutti i cruciverba, a modo suo. Riempiva ogni casella con una "O", che per lui in realtà era uno zero, e quindi sapeva esattamente cosa c'era scritto in ogni casella. E quando gli chiesero "perchè ci metti tutte O"?, il diffidente agnostico bastiancontrario rispose: "O". Gli infermieri raddoppiarono le dosi di sedativo, e l'iperagnostico cominciò a dormire, ma a dormire proprio profondamente, con la bocca aperta, proprio a forma di "O". "cazzo, questo continua a fare i cruciverba anche mentre dorme, bisogna fare qualcosa!", dissero gli infermieri, e riferirono tutto al primario.



Il dottor  De Lirio era un magro ed anziano professionista, con la barbetta alla SigmundFreud ma non vi dico dove per pudore, per il resto era totalmente pelato, glabro, non aveva nemmeno le sopracciglia, si depilava con impacchi di soda caustica perchè la domenica pomeriggio odiava stare a sentire le partite alla radio e quindi si era inventato questo strano bricolage, nella sua lunga carriera di neuropsichiatra ne aveva viste di tutti i colori, ma questo paziente decisamente lo disorientava. Nei rari momenti in cui era sveglio (il dottore, mica il paziente), compilava cruciverba solo con le lettere "N", che per lui stavano a simboleggiare un numero generico, un significato matematico indefinito.

Dopo alcuni mesi di degenza comune nel reparto (in comune tra lui e i suoi pazienti), pensò di unire alternativamente le lettere inserite dal suo paziente con le sue, ricavandone una sfilza interminabile di "NO".
Ecco che riveniva fuori l'agnosticismo ancestrale del suo paziente, tutti quei NO erano gli incastri di negazioni a catena, e al contempo l'unione tra un numero indefinito e uno zero, ripetuta all'infinito.
 E a proposito di infinito, si rese conto che in matematica viene indicato con un otto orizzontale, che sembra tanto una definizione di cruciverba, e oltretutto è composto da due zeri affiancati e imbragati da una cinghia, o anche una lettera ripetuta due volte, indovinate quale? la O.

La scoperta lo rese folle, prese il posto del suo paziente nel reparto, e il paziente ultraagnostico indossò il suo camice e cominciò a girare nel reparto senza parlare MAI, tranne quando rispondeva a qualche domanda con il suo ormai mitico "non credo".

L'incontro con il parroco del carcere... pardon dell'ospedale psichiatrico fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Decise di suicidarsi a colpi di comodino e, per espiare tutto il suo agnosticismo di una intera vita, lasciò scritto che voleva essere seppellito non in una normale cassa da morto, ma in una credenza.

Ma il suicidio non riuscì.
Adesso è ancora lì, che vaga in camice bianco per i reparti, con il suo cruciverba in bianco perchè è a dieta, e con il suo non credere ripetuto all'infinito.
Se lo incontrate non chiedetegli niente.
Potreste aver voglia di indossare il suo camice.

martedì 4 ottobre 2011

AMANDEREDITH

Canto dell'arme e degli angusti giorni
trascorsi in celle a cui bilancia invia
se di giustizia è simbolo allor quei porni
girati ad Arcore sian  tirannia

se invece dea colpisce solo i soli
e per n'ovetto ti rovina e è ria
allor sia spada su quei diletti voli
che lievi trancian cavi di qualche funivia

na negretta è morta, e n'altro nero è dentro
un terzo nero approva perchè è in alto
na storia in nero e odor di rododendro
e un bel pretesto per testa d'asfalto

martedì 27 settembre 2011

PADRE MOSTRO

Padre mostro che sei nei Gelli
Sia mercificato il tuo onore
svenga il tuo sdegno
sia sazia la tua voluttà
in Impregilo come in Terna

dacci almeno un posto in piedi in Vaticano
e rigetta a noi i tuoi debiti
come noi li rigettiamo ai nostri creditori
e non ci indurre in espiazione
ma liberaci dal Maalox.

domenica 25 settembre 2011

SHINE - La scintilla.

Da dove è partita la crisi finanziaria mondiale?
Se siamo alla frutta, quando eravamo al dolce?
Facciamo un piccolo passo indietro e capiremo che, come al solito, tutta l'attuale situazione di caos è partita, tanto per cambiare, dal Paese che - nel bene e nel male - influenza la storia del pianeta: gli Stati Uniti, gli odiatissimi States, quelli del piano Marshall e dell'undici settembre, quelli del Brunello di Montalcino made in California e dei McDonalds, quelli di Tiger Woods e di Malcom X, insomma loro.

Nello scorso secolo, il ventesimo, girava un detto: "quando gli Stati Uniti starnutiscono, l'intero mondo prende il raffreddore".
Lo so che è odioso pensare che il Paese dell'operazione "Piombo Fuso" sia l'ago della bilancia, il locomotore della storia, ma è sempre stato così e non si vedono altre Nazioni in grado di condizionare altrettanto pesantemente il futuro del pianeta.

Tutto cominciò con la bomba del caso "prestiti subprime", lo scoppio della bolla dei mercati immobiliari statunitensi.
I mutui suprime erano mutui concessi, per l'acquisto di una casa di proprietà, anche a chi non aveva sufficienti garanzie da fornire, a chi era un cattivo pagatore e per questo non gli era consentito di accedere ad altri strumenti di credito, una sorta di girone dei sorvegliati speciali in materia di solvibilità.
Questi prestiti erano caratterizzati da un ragionevole tasso d'ingresso, che poi saliva vertiginosamente negli anni successivi perchè, come sappiamo, il tasso cresce al crescere della rischiosità del cliente.
Questi mutui concessi anche in caso di "inconcedibilità" servirono a piazzare sul mercato USA una miriade di abitazioni (ma anche automobili ed altri beni altrimenti inaccessibili per certe fasce della popolazione), e furono quindi un modo per ampliare il bacino di utenti che potevano accedere al mercato delle abitazioni, il cui prezzo, per questo aumento di potenziali acquirenti, era salito a livelli vertiginosi.
Solitamente a questi clienti non veniva rivelato l'insieme delle caratteristiche di quei mutui, anche perchè il cliente veniva rassicurato dal fatto che avrebbe potuto rifinanziare quel mutuo nel caso iniziasse a salire troppo il tasso d'interesse da pagare ("ti facciamo un altro prestito a parte che serva a tenere basso il tuo livello di rischiosità e quindi il tasso d'interesse che vai a pagare"). In tal modo, si prospettava la possibilità di riportare il tasso d'interesse a livelli di quello iniziale del mutuo, non male come ipotesi.
Oviamente fior di economisti avevano messo in guardia da questa scelleratezza, (per la tecnica bancaria un mutuo così strutturato è un lavoro da killers, così come l'euro, con i suoi poderosi shocks sui prezzi, era una nefandezza intollerabile), ma vennero zittiti da tutti coloro che sembrava ci stessero guadagnando: compagnie di costruzione, agenti immobiliari, istituti bancari e produttori di materiali edili.
E felici consumatori diventavano, spesso per la prima volta nella loro vita, proprietari di una casa.
Il settore passò praticamente inosservato agli occhi del Governo americano, dopo anni di deregolamentazione costante ad opera del partito repubblicano.
"Il mercato prima di tutto", senza regole e lacciuoli, il liberismo, la deregolamentazione, prestiti concessi anche a chi non poteva averne, e le vendite di case che volavano, con la domanda drogata da questa pratica, e i prezzi che si sballavano con gli effetti di questa droga dei mercati.

Nel triennio 2004 - 2006 arrivò il momento di cominciare a ripagare i mutui. Passata la "fase d'ingresso", i tassi d'interesse che gravavano su questi mutui cominciarono ad andare veramente a braccetto con la rischiosità dei clienti a cui erano stati affidati, e schizzarono verso l'alto, con molti affidatari che non erano in grado di ripagare o rifinanziare quei mutui.
Era il momento del "cerino acceso" in mano a chi vantava crediti nei confronti di quegli affidatari di mutui non in grado di ripagarli.
Ma nel frattempo il cerino era passato di mano, poichè prima che scoppiasse il bubbone le banche che avevano concesso quei mutui si erano rivenduti quote o totalità di quei crediti (vantati, ma nella realtà non esigibili) . I debiti inesigibili erano stati frazionati in azioni (in quanto rappresentavano "crediti vantati", quindi un qualcosa di positivo e cedibile) e venduti ad investitori stranieri e a istituti bancari di tutto il mondo sotto forma di pacchetti di investimento estremanente ben mimetizzati, pieni di cavilli e diciture che rendevano sommerse le componenti di rischiosità del prodotto.
Nel 2007 esplode il caso: 1.300.000 case sono state messe all’asta per insolvenza, il 79% in più rispetto al 2006. E' il panico, nessuno sapeva di chi fossero quei crediti senza valore, ci volle un po' per capire la subdola manovra che portava praticamente gli ignari investitori stranieri ad aver pagato le case costruite negli USA a velocità vertiginose.
Una truffa di banche a danno di altre banche, innalzamento della diffidenza reciproca tra istituti bancari, nessuno dava credito a nessuno, innesco del cosiddetto "credit crunch", situazione in cui non gira liquidità tra le banche perchè nessuna di esse presta più denaro a sue "colleghe" straniere, con la diffidenza che blocca i mercati.
A luglio 2008, grandi banche e istituzioni finanziarie a livello mondiale denunciano perdite per circa 435 miliari di dollari, partono le manovre di salvataggio di banche prima che sia troppo tardi: vengono salvate Freddie Mac e Fannie May negli Usa, il gigante delle assicurazioni AIG e Northern Rock in Gran Betragna e Fortis e Dexia in Belgio.
Avvisaglie di bancarotte imminenti hanno spinto il Governo americano a predisporre un pacchetto di salvataggio (bailout) del valore di 700 miliardi di dollari per scongiurare i fallimenti prima che avvengano.

A tutto questo si aggiunge l'impennarsi delle quotazioni del petrolio, a causa della enorme domanda innescata dai paesi emergenti come Cina e India, elemento che fa salire il prezzo del cibo in generale, con pesanti ripercussioni sulle economie domestiche, mentre la crescita economica è avvelenata dal fenomeno del "dumping"  principalmente cinese, con riversamento sui mercati mondiali di enormi quantità di prodotti ottenuti con politiche salariali schiavistiche,  e quindi a prezzo largamente ribassato, che mette con le spalle al muro le unità produttive che della qualità avevano fatto il perno della loro domanda.

Il genocidio delle tipicità produttive affossate da Schengen diventa ogni giorno più evidente, spostamenti di grossi stocks di merci sui mercati provocano ondeggiamenti pericolosi dei prezzi, e le condizioni-capestro imposte da Maastricht mostrano tutti i loro letali effetti.

Il debito è veleno, il debito è la linfa dei suini grassi che si sono risucchiati verso l'alto la gran parte della ricchezza che avrebbe dovuto distribuirsi lungo tutta la piramide sociale.

Il debito va quindi azzerato, e se rifiutarsi di pagarlo significa "rischiare di non avere credito in futuro" in qualche modo faremo.
Ma dobbiamo uscire fuori da questo circolo vizioso.
Si torni alle dogane, alle frontiere, ai dazi doganali, al protezionismo e si esca dalla moneta unica.
Perchè quando tutto è unificato, monocolore, si sa esattamente di che colore vestire il male per mimetizzarlo.

venerdì 23 settembre 2011

ULTIMORA ANSA 23 settembre 2011

15:37  -  Sirte: civili in fuga dai gheddafiani. Hanno ritirato tutti i depositi da Unicredit.
15:41 -  Bersani: Paese isolato se inaffidabile. Lo ha detto ad una platea deserta.
15:51 -  Siria: almeno 9 attivisti uccisi oggi. E meno male che c'era lo sciopero dei boia.
15:55 - Lista gay, Grillini: viola la privacy. Gasparri ha commentato: "lo sapevo che i fan di Beppe Grillo sono degli amici"
15:57 - USA 2012, Palin: "deciderò su candidatura". Andrà al ballottaggio contro il suo water.
16:10 - Tangenti: interrogatorio di Penati il 9 ottobre. Bersani prenota un volo per Hammamet per il giorno 8.
16: 22 - Milanese: non sento più Tremonti. Ora fa tutto col braccio sinistro.
16:30 . Papa: No eutanasia, diagnosi pre-impianto. Come dire: prima di farvi preti, venite già pedofili.

mercoledì 21 settembre 2011

L’ideologia dell’ineluttabile. di Eduardo Quercia

La grande crisi va modificando in maniera sempre più sensibile molti comportamenti nella vita quotidiana della maggior parte degli Italiani, soprattutto per quanto riguarda la costante contrazione dei consumi, in quanto strettamente relazionati al reddito e, quindi, alla capacità di spesa. Ma la naturale indisponibilità dei cittadini ad abbassare il proprio tenore di vita può essere derubricata a mera ritrosia (evitando una significativa sensibile reazione contraria) solo attraverso una paziente azione di convincimento, cioè dispiegando una sorta di ideologia dell’ineluttabile, fondata su pilastri concettuali semplici e facilmente assimilabili. Mi soffermerò su due di essi particolarmente interessanti.

Siamo vissuti al di sopra delle nostre possibilità.
In genere, quest’affermazione viene argomentata facendo riferimento allo sconcio delle pensioni d’anzianità ed, in particolare, alla legge vigente per lunghi anni in Italia che consentiva di percepire una sia pur modesta pensione a fronte di un tempo di lavoro insopportabilmente contenuto (15 anni 6 mesi ed 1 giorno). Ci sono, ovviamente, altri esempi di strampalate incongruenze che hanno prodotto un qualche aggravio sui conti dello Stato, ma si preferisce concentrare l’attenzione su questo argomento, perché, oltre ad essere oggettivamente di forte impatto, richiama una straordinaria carica d’ingiustizia, avendo cura di scaricarne implicitamente vantaggi e responsabilità sui lavoratori, intesi come classe sociale.
Una volta gettato in questo campo il seme di comportamenti contrari all’etica ed alla morale, basta irrorare con qualche considerazione generica, di quelle che hanno facile presa nell’opinione comune. “L’Italia è come una famiglia che ha mantenuto per anni un elevato tenore di vita accumulando debiti con le banche, che adesso esigono il rientro”. L’esempio è palesemente capzioso. I membri di una famiglia (guarda caso, il nucleo fondante della società) hanno, in linea di massima, un tenore di vita omogeneo, ma questo non è affatto vero per i componenti di una nazione, la cui vita si snoda, al contrario, su condizioni del tutto diverse, se non addirittura confliggenti.
Nel corso degli ultimi 15 anni (non c’è polemica partitica, atteso che nel Paese si sono alternati governi di centro-destra e di centro-sinistra) il salario reale dei lavoratori italiani si è eroso di oltre il 10% del potere d’acquisto, a causa di un costante trasferimento verso il profitto. Per quanto possibile, vorrei evitare di cadere nella facile demagogia, ma sappiamo tutti che a fronte di una contrazione della vendita di utilitarie, c’è un incremento della domanda di auto di lusso o d’imbarcazioni da diporto. E non credo sia necessario fare riferimenti espliciti a ben note vicende industriali degli ultimi mesi che hanno segnato un profondo arretramento del reddito e dei diritti dei lavoratori, grazie al ricatto di trasferire le fabbriche in Paesi dove il costo e le condizioni del lavoro restano ancora a livelli pressoché schiavistici.
Si potrebbe, allora, ragionevolmente sostenere che è quanto mai scorretto scaricare sui lavoratori, in maniera più o meno surrettizia, la colpa dell’enorme debito accumulato dall’Italia, segnatamente a partire dagli anni ’80, proprio in considerazione del fatto che in questo lasso di tempo le loro retribuzioni reali, oltreché i diritti faticosamente conquistati, sono complessivamente regredite ed anche in misura consistente. Del resto, è ugualmente evidente che non è lecito pensare che quanti hanno tirato avanti con pensioni da fame (anche al di sotto di 600 euro mensili) siano vissuti al di sopra delle possibilità del Paese (piuttosto, sarebbe doveroso chiedersi come siano riusciti a sopravvivere).
Il punto è spinoso e non vorrei dare adito ad equivoci. Non m’interessa in questa sede affermare che, se mai l’idea di “essere vissuti al di sopra delle possibilità” ha un suo fondamento, bisognerebbe ricercare in altre categorie i beneficiari veri della festa; se possibile, vorrei cercare di capire insieme a voi se è tollerabile un sistema economico, la cui ideologia, non solo accetta, ma premia le diseguaglianze più spaventose. Perché, se è tollerabile, allora è persino giusto affermare che la causa vera del debito va ascritta ad uno Stato non sufficientemente liberista o, comunque, ancora impregnato di qualche forma di solidarietà, insopportabile retaggio del secolo passato da eliminare al più presto. Con la massima chiarezza possibile: quello che dà noia non è il timore che s’insinui qualche malsano principio socialista, ma che sopravviva qualche principio della nostra Carta Costituzionale, che non è un pezzo di carta, ma il contratto sociale posto a fondamento dello Stato, cioè del nostro vivere in comune.
Abbiamo bisogno di meno Stato.
Con questa espressione si allude innanzitutto alla necessità di operare una forte contrazione su quello che potremmo definire l’organico dei dipendenti statali. A dispetto dell’apparente genericità e vaghezza, grazie in particolare alle esternazioni reiterate di un piccolo-grande ministro, si fa riferimento essenzialmente a quanti lavorano a vario titolo nell’ambito della scuola. Tanto per fare un esempio, si  consideri che nessuno si cimenta su una valutazione seria sul rapporto costi/benefici del corposo appannaggio del Ministero della Difesa. Meglio concentrarsi sulla scuola e sulla cultura in genere, con la quale, com’è stato autorevolmente affermato, non si mangia. Giusto o no, certo (come dimostrano i vari Milanese, Tarantini e Lavitola) si mangia molto si più con Finmeccanica.
Inoltre, svilire la scuola (posto che ci sia ancora spazio per un percorso avviato con innegabile successo già da tempo) significa anche debellare le difese immunitarie di una nazione, rendendola più facilmente permeabile ad un disegno di società appiattita su valori/disvalori funzionali ad un’ulteriore concentrazione di potere della classe
dominante e dei suoi fedelissimi cani da guardia. Per dirla con una battuta, si offre alla visione dei cittadini una vasta gamma di “Grande fratello”, affinché si riduca l’interesse e la voglia di leggere “Il grande fratello”.
L’intento di ridurre il perimetro dello Stato, tuttavia, non si limita a questo pur rilevante obiettivo strategico, ma incrocia anche il tentativo di deprimerne le funzioni (l’essenza stessa, si potrebbe dire) allo scopo di favorire la massima libertà di manovra sempre ad esclusivo vantaggio delle caste dominanti. (Si pensi, per fare un esempio chiarissimo, al deciso attacco all’articolo 41 della Costituzione).
Orbene, anche l’opportunità, anzi la necessità, di avere meno Stato (ancora meno Stato) sembra aver “sfondato” nella nostra opinione pubblica. Eppure, non siamo di fronte ad un principio particolarmente innovativo, giacché in tutto l’Occidente ha avuto grandissima applicazione specialmente negli ultimi decenni, fino a consolidare una vera e propria ideologia, che, in campo economico, ha preso il nome di neo-liberismo. Ma se questa pratica ci ha condotto, com’è evidente a tutti, sull’orlo di una catastrofe mondiale senza precedenti, sarà lecito chiedersi (fuori ed al di là di ogni ideologismo) se non sia arrivato il momento d’invertire la tendenza e di pretendere “più Stato”?

martedì 20 settembre 2011

DIO E’ MASCHIO, E SI VEDE.


Questo post è dedicato alla mia generazione, anzi ad una sua parte, prima o poi tutti lo fanno, voglio dire, se sei nato in un certo lasso di tempo, in un certo periodo, prima o poi (soprattutto quando cominci a realizzare che i tuoi miti di quando eri ragazzo ora sono degli anziani giovanili) ti viene da fare riflessioni da “come eravamo”, insomma ne sento il bisogno e lo faccio.
Innanzitutto esprimo da qui la mia ammirazione per tutte le ragazze-mamme-casalinghe-imprenditrici che hanno visto fluire la loro gioventù prima dietro a stronzi come me, poi dietro a pannolini, asili delle suore, pranzi dalle suocere, riunioni di genitori, riunioni di condòmini, riunioni di movimenti, tentativi di partiti a cui partecipare nei ritagli di tempo che ti lascia la febbre del bambino/a.
Mi rivolgo a loro, che ora lottano con la decrescita e con la ricrescita bianca, che non dormono la notte nel pensare a cosa sarà del loro futuro con gli occhi grandi, quel futuro a cui devi spiegare che non comprare lo zainetto di HelloKitty non è segno di povertà ma di autonomia di pensiero.
Mi rivolgo al loro essere troppo giovani per essere sagge, e al loro essere troppo anziane per tornare indietro e riavvolgere il nastro delle scelte sbagliate.
Io glielo voglio proprio dire, che le ammiro e le amo, che più le conosco e più gli voglio bene perché so che ogni loro minuto è fatto di tanti minuti, che mentre spezzettano frettolosamente la zucchina pensano se hanno lasciato parcheggiata bene la macchina dopo la spesa o se si sono ricordate di fissare l’appuntamento col dentista per l’apparecchietto per la bimba, io le vedo mentre la notte fanno fatica ad addormentarsi inseguendo i loro sogni irrealizzabili di mature adolescenti, con in sottofondo la colonna sonora russante del padre del loro futuro, troppo stanco per poter svegliarle con un bacio, noi ometti siamo così, dopo la quarantina siamo una pancia sormontata da alcuni neuroni calvi e sostenuta da ammennicoli casuali che si attivano solo alla vista di un corpicino femminile sodo e giovane un po’ più scoperto.
Siamo in decadenza, si tira avanti a seconda della scialuppa che ci è toccata, c’è chi è capitato in compagnia di gente perbene e chi in una suburra di maiali senza vergogna, quando salti su una scialuppa non è che puoi sceglierti la compagnia, ti tieni quelli che ci sono , con i loro pregi ed i loro difetti.
Le Donne che amo e ammiro si chiamano Claudia, Monica o chissà come, io le ho viste impegnare i loro sogni al monte dei pegni per comprare qualche incubo in meno per i loro figli, io lo so che alla fine di loro non gliene fotte niente se solo gli garantisci che la loro prole sarà un po’ più felice di chi l’ha messa al mondo, io le vedo mettere i loro desideri col programma “bucato molto sporco” insieme alle loro paure, sperando che le une non stingano macchiando gli altri, io le immagino tutte le sere contarsi le rughe nuove, io ci penso.
E penso che non avrei mai saputo essere come loro.
Perché non riesco nemmeno ad essere come me.
:)