Questo post è dedicato alla mia generazione, anzi ad una sua parte, prima o poi tutti lo fanno, voglio dire, se sei nato in un certo lasso di tempo, in un certo periodo, prima o poi (soprattutto quando cominci a realizzare che i tuoi miti di quando eri ragazzo ora sono degli anziani giovanili) ti viene da fare riflessioni da “come eravamo”, insomma ne sento il bisogno e lo faccio.
Innanzitutto esprimo da qui la mia ammirazione per tutte le ragazze-mamme-casalinghe-imprenditrici che hanno visto fluire la loro gioventù prima dietro a stronzi come me, poi dietro a pannolini, asili delle suore, pranzi dalle suocere, riunioni di genitori, riunioni di condòmini, riunioni di movimenti, tentativi di partiti a cui partecipare nei ritagli di tempo che ti lascia la febbre del bambino/a.
Mi rivolgo a loro, che ora lottano con la decrescita e con la ricrescita bianca, che non dormono la notte nel pensare a cosa sarà del loro futuro con gli occhi grandi, quel futuro a cui devi spiegare che non comprare lo zainetto di HelloKitty non è segno di povertà ma di autonomia di pensiero.
Mi rivolgo al loro essere troppo giovani per essere sagge, e al loro essere troppo anziane per tornare indietro e riavvolgere il nastro delle scelte sbagliate.
Io glielo voglio proprio dire, che le ammiro e le amo, che più le conosco e più gli voglio bene perché so che ogni loro minuto è fatto di tanti minuti, che mentre spezzettano frettolosamente la zucchina pensano se hanno lasciato parcheggiata bene la macchina dopo la spesa o se si sono ricordate di fissare l’appuntamento col dentista per l’apparecchietto per la bimba, io le vedo mentre la notte fanno fatica ad addormentarsi inseguendo i loro sogni irrealizzabili di mature adolescenti, con in sottofondo la colonna sonora russante del padre del loro futuro, troppo stanco per poter svegliarle con un bacio, noi ometti siamo così, dopo la quarantina siamo una pancia sormontata da alcuni neuroni calvi e sostenuta da ammennicoli casuali che si attivano solo alla vista di un corpicino femminile sodo e giovane un po’ più scoperto.
Siamo in decadenza, si tira avanti a seconda della scialuppa che ci è toccata, c’è chi è capitato in compagnia di gente perbene e chi in una suburra di maiali senza vergogna, quando salti su una scialuppa non è che puoi sceglierti la compagnia, ti tieni quelli che ci sono , con i loro pregi ed i loro difetti.
Le Donne che amo e ammiro si chiamano Claudia, Monica o chissà come, io le ho viste impegnare i loro sogni al monte dei pegni per comprare qualche incubo in meno per i loro figli, io lo so che alla fine di loro non gliene fotte niente se solo gli garantisci che la loro prole sarà un po’ più felice di chi l’ha messa al mondo, io le vedo mettere i loro desideri col programma “bucato molto sporco” insieme alle loro paure, sperando che le une non stingano macchiando gli altri, io le immagino tutte le sere contarsi le rughe nuove, io ci penso.
E penso che non avrei mai saputo essere come loro.
Perché non riesco nemmeno ad essere come me.
:)
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