mercoledì 14 settembre 2011

LA MACCHINA DEL TENTO

da   http://www.gliitaliani.it/2011/09/la-macchina-del-tento/



Per fortuna il Paese è salvo.
Per fortuna i tagli ai costi della politica sono saltati, per fortuna i tagli delle province sono stati evitati, per fortuna i costi della manovra sono stati scaricati nuovamente sulla maggioranza della popolazione, quella che ha redditi bassi o appena decenti, e la minoranza governante e decidente è salva.
Il Paese è salvo, e quindi il popolo è salvo, il sistema è salvo, i granelli di sabbia negli ingranaggi sono stati soffiati via dallo scirocco che tormenta gli ombrelloni e solleva il pareo della bonazza sdraiata sul lettino a fianco al nostro.
Anche perché, diciamocelo francamente, tutta sta fregola della ribellione, della rivoluzione, è una boiata tremenda, un destabilizzare un sistema oliato e funzionante da decenni.
La soluzione desiderata è solo in apparenza quella drastica, quella “da falco”, mandare a casa i boiardi che ingrassano con le contribuzioni della massa. La soluzione vera, quella voluta, è invece tentare, tentare di entrare nel meccanismo, diventarne parte, assicurarsi un ruolo da rotellina, non da granellino che inceppa tutto.
E’ più eroico incatenarsi davanti al parlamento o sostare per giorni e giorni sul pianerottolo dell’ingegnere del ministero per ottenere una raccomandazione, una spintarella?
Una falsa pensioncina, un condono, un concorso vinto con la furbizia (non con l’inganno, che è parola demodè e pessimistica), un posticino anche precario, insomma una promessa di qualcosa di probabilmente attuabile, basta quello per vendersi o per farsi comprare.
E quindi chi l’ha detto che rimuovere corruzione e corrotti, malaffare e delinquenti, sia una mossa che porta a “migliorare il Paese”?
Un Paese migliore non è un Paese onesto, è un Paese che funziona.
E la macchina corrotta funziona, a meraviglia., basta guardare con che eleganza è stata azzerata ogni proposta di “miglioramento”.
La corruzione è tutto, in Italia, è la spina dorsale del Paese, è l’Appennino che corre dall’attaccatura delle Alpi fino alla spianata del porto di Reggio Calabria, è il Garibaldi che risale la penisola e la unisce senza colpo ferire, ingrassando le sue fila di volontari.
E quindi?
E quindi tutti sti progetti aulici, questi incontri antimafia, antipolitica, antisistema, fanno male al Paese, malissimo.
E’ tempo d’intervenire.
Abbiamo un anno scolastico davanti.
Usiamolo per insegnare ai nostri bimbi che se ti rubano la penna tu puoi comunque continuare a scrivere: con la penna di un altro.
E’ facile, basta iniziare dalle piccole cose.
Abbiamo un grande Paese da far crescere.
Siate fiduciosi, tentate, ritentate, non mollate mai.
Ma soprattutto, non fatevi tentare dalle scorciatoie della coscienza a posto.
Uno specchio si può sempre coprire, il conto in banca no.

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