"prego"
Rumore di piattino sul tavolo, un toc ammortizzato dalla tovaglia di Fiandra, e dentro al piatto un foglietto ripiegato, perchè così si fa ma è anche pudore, tatto nelle cose.
Lo apro.
C'è tutta la lista di ciò che devo pagare, di ciò che ho consumato, divorato o sbocconcellato, di ciò per cui ho chiesto il bis e di cose che invece ho sprecato, lasciandole nel piatto.
Ci sono le notti insonni ma che paghi comunque per aver occupato la stanza, ci sono i giorni felici, a cui si applica il sovrapprezzo, ci sono le attese inutili proprie e altrui, ci sono le telefonate non fatte e quelle di troppo, ci sono i desideri a caro prezzo presi dal frigobar, gli ospiti avuti al proprio tavolo e le bottiglie d'amicizia regalate ai tavoli altrui, e poi le camicie stirate e i panni sporchi ripuliti con trattamento antibatterico ma non antimnemonico, per cui lo sporco vecchio non c'è più ma te lo ricordi benissimo, macchia per macchia, come una cartina geografica.
Non batto ciglio nel leggere il prezzo da pagare, è una coltellata ma incasso bene, sono in pubblico, non posso far vedere in pubblico che sanguino sguaiatamente, d'altra parte quelle cose le ho fatte, consumate, utilizzate, per cui abbozzo anche un mezzo sorriso, striscio la carta, affilatissima come lama da suicida, firmo come un automa la ricevuta, ringrazio, ricevo a mia volta i ringraziamenti dell'esattore in smoking, buona serata, ci auguriamo di riaverla presto come nostro gradito ospite.
No grazie, sono lussi che non posso permettermi più.
Non posso fare più il passo più lungo del ventricolo.
Il ventricolo?
Lo so io che c'entra.
Tenga pure il resto, e anche la carta.
Non mi serve più.
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