La furia jihadista lancia il suo attacco alla stampa e l'Europa risponde.
E in particolare l'Italia risponde.
E lo fa a modo suo.
Con una rassegna di acconciature creative e moderne per il pelo sullo stomaco.
E' tutto un fervore di bigodini addominali, creste variopinte all'ombelico e sobri tagli carrè di pancia con tenui colpi di sole su un pelo screziato color tortora in calore, con ricci voluminosi e lucenti come seta.
D'improvviso la stampa, ma quella proprio vera, quella dell'inchiostro impresso su carta da rotative in movimento, risorge e sale sull'altare della Libertà, si erge fulgida e pura salendo su cataste di tablets, aifons, kindles, monitors, giungendo in vetta come fiero baluardo dell'indipendenza di pensiero e di parola.
La stessa stampa data per morta, implosa, da finire per non farla soffrire, la stessa stampa nemica e/o influenzata dai poteri forti, a cui tagliare senza pietà fondi pubblici, la stessa fonte d'informazione che comunque essa sia, di regime o libera, serva o ribelle, deve godere di quella libertà d'esistere che i recenti fatti le hanno conferito nel suo insieme.
C'è chi ha soffiato sul vento iconoclasta che macinava testate giornalistiche come carne di nemico sotto i cingoli della rivoluzione, c'è chi ha messo all'indice giornalisti offrendoli in pasto al gregge mannaro, c'è chi ha avallato questi fenomeni come accettabili contropartite per un rinnovamento radicale dell'informazione, per ridimensionarla rispetto al web, brodo primordiale dell'homo homini virus.
Ma ora tutti ad esibire il "gesuiciarli" d'ordinanza.
Forse ciò che è successo farà riflettere qualcuno sul suo virare a seconda del vento e delle circostanze, o forse no.
Il sensato tentativo di contarsi, di individuare con l'aiuto dei cittadini i casi di fiancheggiamento / contestualizzazione / approvazione dell'azione violenta di Parigi presenti tra la popolazione di fede musulmana deve servire a capire quanto è esteso il fenomeno dello jihadismo timido, della moral suasion saracena, dell'appartenenza a un progetto invasivo delle libertà altrui.
Bisogna poter distinguere tra l'Islam francescano e quello binladesco, tra umanità mite e scheggia di Male che minaccia la pace, è come distinguere i chicchi di grano dalle pallottole, non vedi solo se non vuoi vedere.
Ricordo a me stesso e a chi legge che c'era una volta un arabo, un capellone con tre-quattro metri quadri di stoffa addosso che andava in giro predicando di non fare agli altri ciò che non si vuole venga fatto a sè stessi.
E che fu ucciso per aver bestemmiato.
Vediamo di capirci.
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