E' tornata.
La balena bianca, sfuggita agli arpioni sinistri e sovversivi del capitano A.C.A.B. (quello che lanciò monetine a Craxi e sampietrini nelle piazze) è tornata facendosi partorire dallo scialbo matrimonio tra una certa Margherita e i DS.
Scalando in pochi mesi segreteria di partito e scranno di presidenza del consiglio mediante il suo infiltrato speciale, la balena è emersa, possente e inarrestabile.
E con un colpo di coda ha provocato un'onda che ha messo in crisi il socio in riforme, l'ex- cavaliere a suo tempo disarcionato con l'operazione Monti, costringendolo a veder affondare il suo veto di principio su Mattarella sotto l'onda di elogi, pennellate, iconografie da libro Cuore che dipingono il candidato presidente come una irrinunciabile necessità del Paese.
Un uomo pio, ligio, perbene, sul quale scivolano gli schizzi.boomerang di improbabili cercatori di scheletri nell'armadio.
Mattarella sa di dottrina giuridica, di antimafia, di democattolicesimo, è una specie di nonno di Monti con l'animo prodiano e la furia guerresca delle persone miti, per cui anche lo stesso Renzi dovrà fare attenzione o la balena lo disarcionerà gettandolo in pasto alla torma di sconfitti dalla geniale azione strategica posta in atto da lui e da DelRio.
Già, Renzi.
Questa presidenza verrebbe di chiamarla la presidenza Mattarenzi, per quanto sia stata nitida la capacità del nostro di Firenze nel risucchiare verso Mattarella una enorme parte del Parlamento, sbeffeggiando Berlusconi respingendogli Amato e ricattando Alfano, pena l'abbandono da poltrona di ministro.
Uno statista con metodi da corleonese, Renzi, che ha inanellato una serie di successi che in Italia non si perdonano.
La balena bianca ha esondato anche in rete, con i tweets e posts e selfies i clics del premier e dei suoi accoliti più pratici di bit e mouse, dilagando anche nel territorio straniero che sembrava solido feudo solo dei grillini. E a proposito di grillini, diamo una mano al settore tessile e stendiamo un velo pietoso. Non ne hanno azzeccata manco mezza, e in più si è scoperto che la loro protesi in tema d'antimafia, le Agende Rosse, non riesce che a oltrepassare di poco la metà dei voti della componente prodiana. Le Quirinarie on line, che hanno la stessa controllabilità delle primarie PD e che hanno santificato Imposimato, hanno in realtà mostrato i rapporti di forza interni tra le componenti votanti in rete. I numeri sono spietati, e a questa minoritaria importanza dell'antimafia (invece esaltata da Renzi con la scelta di Mattarella) si unisce il capolavoro della schizofrenia: il nome di Bersani, sì, proprio lui, Gargamella, quello oltraggiato in mondovisione da terrificanti masse neuroniche rispondenti al nome di Crimi e Lombardi e umiliato in più occasioni.
Va dato atto quindi a Renzi e a Delrio di aver stravinto l'ennesima battaglia con una grande perizia, quella psichiatrica, fatta all'intero arco del parlamento, e che li ha portati a dedurre ancora una volta l'eterno principio di fondo dell'azione di governo moderna e sbarazzina: agire per il bene del Paese senza chiedere al Paese cosa intenda per suo bene.
La balena insomma va, si prende di nuovo Governo e Quirinale, il Vaticano veglia sornione su di lei e le previsioni meteo sono improvvisamente virate verso uno spiraglio di ripresa economica.
Mare piatto, vento 4 nodi, di cui uno scorsoio.
Avanti c'è posto.

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