domenica 17 aprile 2011

IL BALLO



Non è vero che stiamo affondando, non senti l'orchestrina come suona?
Ha appena iniziato l' "Emperor Waltz" di Strauss, la marchesa Putrellina Cinghia Della Punto è stata appena invitata a danzare dal colonnello degli Ussari in altissima uniforme, quello che dirige l'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate a Pieve al Toppo, e ora volteggiano e piroettano tra le altre coppie, tra svolazzi di damaschi e nuvole di acconciature fresche di pettinatrice.
Non sono cronache da basso impero, ma racconti di sfarzosa decadenza, con le debuttanti in candida veste tutte elettrizzate in un angolo a scambiarsi timide confidenze, in attesa che il predestinato giunga ad invitarle al ballo.
Il salone è colmo di umanità di prima scelta, non v'è traccia della miseria e delle guerre che urlano fuori dal portone, ci sono gli armigeri a fare buona guardia, qui dentro si vive, signori, mica stiamo a cotonare i criceti o a frugare nei cassoni dei vestiti della Caritas.
La crema del mondo è qui, il meglio del desiderato volteggia su questi marmi, si unisce agli acari degli arazzi con scene di caccia, e poco importa di tutto il resto, di tutto il vapore che esce dalle bocche degli sfigati all'addiaccio fuori dalle stazioni che a una cert'ora chiudono.
Qui si fa l'Italia, l'Europa e il mondo presente e futuro, qui ci si appropria di ciò che la democrazia manipolata offre su un piatto placcato argento comprato dai cinesi, si arraffa e si imbroglia, ci si dimentica dei feretri e delle culle, l'ebbrezza del potere fa cantar vittoria anche con le catene ai piedi, che diventano un lucido monile da ostentare come prova di fedeltà, l'esser servi è una virtù da mostrare fieri, e dunque che si fottano tutte le certezze, l'orchestra si ferma solo per voltar pagina allo spartito, a voi la scelta della prossima dama.
E solo quando il suono tace si possono udire in lontananza le urla della plebe in rivolta, ma l'orchestrina riparte presto a ricoprire tutto, siamo salvi, dannati e salvi dalla Vita, godiamoci sto ballo in attesa del prossimo, usciremo dal retro sbronzi e sudati, mentre sul davanti le ire si spegneranno con le luci dell'alba.
Il palazzo è nostro, e con lui il sudore di chi lo ha eretto morendo nei cantieri.
Ma le esequie le abbiamo però scaricate come spese aziendali.
Un po' di umanità ogni tanto non guasta.



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