lunedì 25 aprile 2011
PARTYGIANI SEMPRE
E insomma ieri è stato sepolto Vittorio, detto Vik, quellochesièffattoammazzaredaquellicheaiutava, il bresciano che invece che stare a casa sua ha scelto di andare a fare l'eroe in Palestina.
L'inchiostro delle prime pagine dei quotidiani nazionali è stato investito per descrivere ben altre notizie, per lanciare altre informazioni più importanti, che destano maggior emozione, tipo l'esodo di Pasqua sulle strade, le ricette pasquali e i consigli sulla pasquetta nelle città d'arte.
Funerale in sordina, insomma, d'altra parte se non si faceva ammazzare chi cazzo lo conosceva, sto Vik.
E poi senti, chissenefrega di questo qua, non è nulla di più di un normale turista italiano avventato e ingenuo che si fa rapire o ammazzare per esempio in Yemen o nel Ciad.
Se rimaneva a casa sua non succedeva. Sì, magari capitava che lo arrestavano per qualcosa e poi moriva in carcere per le percosse che si era procurato lanciandosi col volto contro le robuste calzature dei suoi custodi, ma è andata diversamente.
E poi ci sarà sempre qualcuno che è contento che sia morto Vik, sto comunista rompicoglioni, gasato dal suo ruolo di eroe. Ci sarà sempre qualcuno che sentenzia "son contento, ben gli sta".
Come ci sarà sempre qualcuno che ghignerà di soddisfazione nel sapere che due carabinieri sono in fin di vita dopo essere stati aggrediti da un branco di rifiuti umani, compattati in un rave party, e caricati a bordo di un'auto che i militari avevano fermato per un controllo.
Sò sbirri, per cui è molto trendy e rivoluzionario volerli morti.
Ci sarà sempre qualcuno che sentenzia "son contento, ben gli sta".
E qualche "ben gli sta, potevano rimanere a casa loro" sarà sfuggito anche alla notizia di qualche naufragio nel Mediterraneo, qualcuno sarà stato contento anche di questo.
E' un Paese che è contento con poco, il nostro.
Basta una porcatina anche piccolapiccola, una infamietta anche di poco conto, e ci si sente contenti, sollevati, in base al principio mors tua vita mea o semplicemente per sadismo (godere delle disgrazie altrui) o invidia (soffrire per le soddisfazioni altrui).
E quindi basterà distribuire oculatamente i motivi di soddisfazione, alimentare scrupolosamente il gioire delle disgrazie, innaffiare con costanza il desiderio di successo a scapito di qualcun altro, e la piantina della inutilità collettiva verrà su bene, folta e rigogliosa.
L'importante è che questa fragile piantina non sia esposta alla luce diretta.
Sotto la luce dovrà starci sempre la commiserazione di facciata, il pietismo da alibi, quello che in pubblico impedisce di manifestare le proprie gioie.
Lo so, è un godere solo a metà. Ma comunque esultare, rinchiusi in bagno, per la morte di un Vittorio Arrigoni o di un carabiniere in servizio, sarà sempre quel filo che unisce tanti bagni d'Italia, tante tualetts dello stivale, tanti pisciatoi della penisola.
Son sessantasei anni che siamo liberi dai nazisti, grazie al sacrificio di tanti stranieri e tanti eroici italiani, tutti morti sulle spiagge di Omaha Beach o di Anzio o fucilati in piazza dopo un rastrellamento.
E so già cosa ci vorremmo scrivere, sui nastri delle corone commemorative.
"Son contento, ben gli sta".
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a me sembra un paese dove chi non ha il coraggio di agire di persona in difesa del proprio futuro dignità, e delle proprie idee fa la voce grossa dinanzi alle azioni altrui.
RispondiEliminaTrovando sempre da ridire qualcosa, qualcosa fatto male
E' il paese del ''ma chi gliel'ha fatto fare?''
E' il paese di chi invidia gli altri per quello che loro non sono
E siccome non hanno le palle per fare altrettanto li denigrano,li demoliscono.